Film - Il Gusto degli altri (Agnés Jaoui, 2000)
Castella, un imprenditore con tanto di fabbrichetta e moglie pseudo - arredatrice con gusti discutibili, sono due persone "normali": di normale cultura e normale intelligenza. Intellettualmente si nutrono della paccottiglia televisiva di basso livello, e questo gli basta. Un fortuito incontro in un teatro di interpreti semi-dilettanti con Clara, un'attrice evidentemente di livello superiore agli altri attori della compagniam colpisce sorprendentemente Castella, che già presagiva una serata di noia mortale.
Clara, una signora single quarantenne, era anche l'insegnante di inglese che aveva contattato Castella per avere lezioni private, interrotte per noia alla prima lezione.
Una specie di infatuazione intellettuale per Claire spinge Castella a riprendere i corsi di inglese e a frequentare la sua compagnia, composta di persone con interessi e gusti estremamente diversi da quelli piuttosto dozzinali di Castella, che però non si accorge granché di questa differenza, commettendo spesso gaffe memorabili.
In crisi con la moglie, l'industrialotto si dichiarerà, invano (almeno in un primo momento), con una buffa poesia in inglese, il compito della lezione di lingue, all'insegnante-attrice.
Attorno alla vicenda principale ruotano, abilmente intrecciate, le storie di una guardia del corpo di Castella, dell'autista della moglie e di altri personaggi minori che offrono uno spaccato di varia umanità molto sapientemente orchestrata.
Il film intelligente ed estremamente godibile, del 2000, e' sceneggiato da Agnès Jaoui e Jean-Pierre Bacri. La Jaoui è anche regista e interprete, nel ruolo della moglie di Castella, mentre Bacri è, nel film, Castella.
Un film che parla anche del confronto tra classi sociali, coincidenti spesso anche con classi politiche (intellettuali di sinistra e industrialotti con attitudini, se non idee vere e proprie, di destra) e della loro capacità (o, meglio, incapacità, malgrado gli sforzi di Castella) di convivere.
lla fine, nonostante le barriere culturali, l'avvicinamento reciproco di Castella e Claire sembra dare i risultati ai quali aspirava il rozzo industrialotto, in "lento ma costante miglioramento" e che, in fondo in fondo, anche la relativamente attempata insegnante, insoddisfatta del futuro che aveva oramai alle spalle, comincia ad accettare.
Conclude il film una deliziosa versione di "Je ne regrette rien" suonata da un'orchestrina di dilettanti diretta dall'autista della moglie di Castella, spesso intento a imparare a suonare il flauto con risultati di solito discutibili, ma non in quest'ultimo caso.
