Film - Il concerto (Radu Mihaileanu, 2010)
Film del 2009, un po’ buffo, un po’ commovente, del regista franco – rumeno Radu Mihaileanu.
Nella Russia brezneviana, la brillante carriera di Andrei Filipov, direttore d’orchestra del Teatro Bolshoi, viene interrotta bruscamente, addirittura durante un concerto, per punizione: si era infatti rifiutato di espellere dall’organico gli orchestrali ebrei.Nei trent’anni successivi, sia lui che i suoi musicisti devono adattarsi a compiere i mestieri piu` umili: lui fa le pulizie nel teatro, c’e` chi guida l’ambulanza e chi vende telefonini, mentre l’orchestra ufficiale del Bolshoj, composta e diretta da altri, scende enormemente di livello.
Una sera, mentre Andrei sta facendo le pulizie, arriva un FAX che invita l’orchestra del Bolshoj a tenere un concerto in un prestigioso teatro parigino: e` l’occasione che Andrei aspettava.Contatta il teatro francese e organizza, all’insaputa dei dirigenti del Bolshoj, la trasferta della SUA orchestra, spacciandola per quella ufficiale.
Contatta tutti i suoi vecchi musicisti, ormai rassegnati a una vita senza musica, li convince a seguirlo e li porta a Parigi, dove si trovano in un mondo trent’anni piu` avanti di quelloin cui vivevano, si perdono in metropolitana, si ubriacano, saltano le prove, tentano senza successo di vendere caviale e telefonini malfunzionanti, insomma ne fanno di tutti i colori.Filipov ha in realtà un suo secondo obiettivo.
Il programma da eseguire e` il Concerto per violino e orchestra di Tchajkovskij, che richiede un violinista d’eccezione: Filipov riesce a ottenere la collaborazione di una star del violino, la giovane Anne-Marie Jacquet, che si lascia convincere con molta fatica ma alla fine accetta.Il concerto inizia male, i musicisti arrivano addirittura in ritardo e sono terribilmente arrugginiti, ma l’intensa interpretazione della violinista li coinvolge fino a risvegliare le loro migliori capacita` e si arriva al trionfo.
Un film “doppio”: da una parte, il confronto, ironico e divertente, tra l’ambiente sovietico povero e arretrato e quello francese lussuoso e modernissimo; dall’altra, il racconto di un’epoca storica attraverso una particolare storia di sofferenza, che si collega all’ingiustizia patita da Filipov e viene rivelata nel finale.Brava Melanie Laurent (la violinista), bravi e simpatici anche tutti gli altri, tra cui un folto e colorato gruppo di gitani nelle parti di factotum-musicisti-falsari che con le loro multiformi (anche se non tutte legali) abilita` tengono insieme la storia nei suoi punti meno verosimili..
Unico neo, il doppiaggio “caricato” della parlata russa, effetto probabilmente voluto per renderlo piu` comico, ma inutile e all’inizio perfino un po’ irritante.Fortunatamente, in seguito si attenua, o forse ci si abitua.
