Film - Carissima Me (Y. Samuell - Francia 2010), con Sophie Marceau
Film costruito su una (forse) buona idea, ma per fare un buon film non basta una buona idea, ci vuole anche, come minimo, una buona sceneggiatura.
E` una specie di favoletta: la protagonista (Sophie Marceau, ancora bellissima a 40 anni passati) e` una manager ambiziosa e capricciosa (secondo gli stereotipi), in una potente societa` che si occupa (ma non si capisce in che forma) di centrali nucleari. Nella sua infanzia ha vissuto il tracollo finanziario della sua famiglia, il padre se ne e` andato lasciando lei, suo fratello e la madre nella piu` nera poverta`; ma ovviamente ha fatto di tutto per dimenticarsene.Da bambina si era scritta tutta una serie di lettere, con allegati piccoli “pacchi regalo” che aveva lasciato a un notaio perche` li consegnasse a lei stessa, una volta diventata adulta..
E cosi` il notaio fa: va a cercarla tra un consiglio di amministrazione e una visita dei clienti e le consegna tutto quanto.Dopo l’iniziale incomprensione tra la manager e il notaio di provincia (forse l’unico personaggio verosimile e “normale” in questo film), le letterine e gli oggetti innescano un processo di ritorno ai ricordi del passato e alle proprie radici che, rivelandole il vuoto del suo presente, la spinge a fare qualcosa di utile.. e quindi, detto fatto, toglie il tailleur, indossa pantaloni e camicia cachi (ma.. con sandali perfettamente abbinati!!) e parte per l’Africa assetata, dove le basta puntare un ditino in un punto del terreno et voila`, ecco sgorgare l’acqua..
Una specie di Madre Teresa vestita Chanel.Sophie Marceau e` un miscuglio di diva e manager, arriva con ritardi smisurati agli appuntamenti cambiandosi in auto, si presenta ai clienti completamente bagnata dalla pioggia (ma i manager non usano gli ombrelli?), chiede consiglio al suo assistente sul miglior abito da mettere affinche` i clienti cinesi siano piu` colpiti dal suo seno.. (?? Ma cosa pensa dei cinesi, degli affari, della finanza questo regista?) e su questo si insiste: in un’altra scena costringe il suo assistente a indovinare se sotto la scollatura del suo vestito ci sia il suo seno o il WonderBra (nominato esplicitamente! Sponsorizzazione??).
Ambiente di lavoro tratteggiato sugli stereotipi, la competizione tra donne manager diventa una gara di stupidita` vendicativa (concetto non inverosimile, ma espresso in forma assolutamente troppo rozza), la riunione con in clienti ridotta alla continua citazione di un prezzo, uno solo (e non si capisce di cosa sia il prezzo, ne` in che unita` di misura, euro o miliardi? E` il costo di un’azione o di una centrale nucleare?), che conferisce a un contratto presumibilmente miliardario un livello da trattativa del suk (dovremmo capire qualcosa??), e intanto si suggerisce continuamente che c’e` qualcos’altro, che non viene svelato MAI, forse perche` nessuno sapeva cosa diavolo ci si potesse mettere..Non si puo` raccontare cosi` sbrigativamente il mondo della finanza, ne` fare un film di argomento ”sociale” spalmando la parola “centrale nucleare” ogni tanto tra un dialogo insensato e un cambio d’abito, e tantomeno suggerire che i problemi dell’Africa si risolvono con un paio di ruspe..
Insomma, da una stupidaggine all’altra, senza speranza. Cosa vi devo dire?Sophie Marceau e` bellissima, ma questo non vi salvera` da un appisolamento davanti allo schermo.
