Ferro 3 - La casa vuota - (Kim Ki-Duk, 2004)
Con uno stratagemma non molto facilmente comprensibile (appende una pubblicità alle porte delle case) Tae-Suk riesce a capire, con ragionevole certezza, se un un'abitazione è temporaneamente vuota e, nel caso, ci entra.
Attiva la segreteria telefonica e capisce, dai messaggi lasciati dal padrone di casa, quanto tempo ha per sfruttare a modo suo l'abitazione.
Non ruba nulla, non rompe nulla. Semplicemente, di solito, si fa una doccia, una bella dormita, qualche colpo di golf (quando c’è la possibilità) e una bella lavata ai suoi vestiti, con uno stile da lavandaia pre-lavatrice elettrica, sbattendo e sfregando i panni sul pavimento, accovacciato in bagno alla bell'e meglio.
Qualche volta, quando vede qualcosa che non funziona, (una bilancia, un orologio ecc.) si mette lì di buzzo buono e lo aggiusta.
Solo in un caso la casa non era vuota: una giovane signora con evidenti lividi se ne stava lì a guardare quello che il giovane faceva, stranamente senza essere vista dallo stesso. La signora in questione non era affatto spaventata dal ragazzo, probabilmente perché' il rozzo ma ricco marito, che la malmenava spesso e volentieri, gliene aveva già fatte vedere di tutti i colori. Anzi, era attratta dallo strano tizio (che peraltro non parlava mai, come lei) tanto che, alla successiva incursione del tanghero (matato con 3 colpi di golf da Tae-Suk, che così rivela di avere ottime capacità golfistiche) sen ne va via con lui, in moto.
Condividerà così con lui la strana attività "lavorativa" che consisteva nell'esplorazione incruenta delle case vuote altrui, fino ad una disavventura che lo porterà temporaneamente in galera.
Francamente mi aspettavo di più da questo film, assai apprezzato dalla critica. Sì, certo, parlava di solitudini, ma in un modo alquanto balengo, difficilmente comprensibile ne', almeno dopo i primi 30 minuti, interessante, almeno per me. Incomprensibile anche quando Tae si sbaciucchia la signora mentre il marito l'abbraccia, senza che quest'ultimo si accorga di nulla...
I dialoghi sono praticamente inesistenti, e, quando ci sono, sono grezzi e banali.
Certo, si può scorgere una certa vena poetica che pervade il film e in nome della quale il regista si concede varie "licenze", ma il risultato, sempre a mio avviso, non è adeguato. Ripeto il "a mio avviso", per che, evidentemente, non per tutti è così: sia ai critici che a mia moglie il film è piaciuto, per cui...
Una nota sull'altrettanto incomprensibile titolo del film, almeno nella prima parte. Mi dicono che il "Ferro 3" sia un certo tipo di mazza da golf, quella che si usa meno e che quindi se ne sta sola e soletta nella sacca. La citazione non è certo popolare nella colta nella normale accezione del termine, e quindi incomprensibile ai più. Probabilmente il titolo della versione in italiano sarebbe potuta essere "la solitudine del centravanti", perfettamente comprensibile ad un numero di persone molto più vasto...
Il regista di questo film, Kim Ki-Duk, e' un sudcoreano di 53 anni con una vita piuttosto avventurosa e non facile che, pur senza una preparazione specifica in cinematografia ha sempre interessato la critica con le sue creazioni inusuali. Tra i suoi lavori, una ventina, cito "Primavera, estate, autunno, inverno... e ancora primavera" e "Pieta'" (http://petardo.over-blog.it/article-pieta-kim-ki-duk-2012-119988847.html).
La casa vuota ha ottenuto il Leone d'Argento - Premio speciale per la regia alla 61ª Mostra di Venezia (2004).
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