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Il Blog di Petardo Cinema, cucina, turismo, fai da te...

Educazione Siberiana - (Gabriele Salvatores, 2013), recensione

petardo

 

Film del 2013 di Gabriele Salvatores, tratto dall’omonimo romanzo di Nicolai Lilin.

Una storia basata sul racconto, di incerta veridicita`, della deportazione, in epoca staliniana, di malviventi siberiani in Transnistria: la Transnistria e` una zona della Moldavia orientale che, pare, non riesce a ottenere da nessuno il riconoscimento di nazione autonoma.

In effetti, credo che ben poche persone ne abbiano sentito parlare.

Questi deportati siberiani hanno un codice d’onore tutto loro e piuttosto particolare: uccidere i poliziotti e i militari russi e` permesso, anzi incoraggiato, rubare anche, ma il bottino deve esser diviso con la comunita`; la droga e` proibita, il denaro non deve entrare in casa, bisogna portare rispetto agli anziani e ai disabili in quanto “voluti da Dio”.

Usano tatuarsi, ma non a caso: il tatuaggio e` visto come un modo per esprimere la propria storia e in qualche modo la propria identita`. Ogni tatuaggio e` un passaggio importante della vita.

In questo mondo di regole piuttosto contraddittorie seguiamo l’evoluzione verso l’adolescenza e la maturita` di Kolima` e Gagarin: Kolima` e` “educato” dal nonno Kuzja, che e` una specie di capo della comunita` siberiana, mentre Gagarin e` meno controllato, attratto dal denaro facile e disposto a trasgredire,

Il nonno (John Malkovic) e` una specie di inflessibile custode delle regole, una specie di (discutibile) serbatoio di saggezza. Pestaggi, accoltellamenti, ecc.

Gagarin finisce in carcere per 7 anni. Ne esce decisamente peggiorato,  la sua inosservanza dei principi di Kuzja e` aumentata, usa droga e non ha rispetto per le donne come fanno quelli del gruppo Seme Nero che e` un’organizzazione rivale dei siberiani. Comunque, al suo rientro il vecchio gruppo degli amici (ce ne sono altri due), si ricompatta e si aggiunge anche una ragazza molto carina ma mentalmente instabile, ammalata di una specie di fragilita` psicologica.

Anche Kolia finisce in carcere, per un breve periodo. Durante la sua assenza, Gagarin abusa della ragazza, le cui condizioni si aggravano fino alla morte.
Kolia, uscito dal carcere, la vendica, ma Gagarin,era gia`stanco della vita.

Gabriele Salvatores di solito mi piace, ma questa volta mi delude un pochino: la stranezza della storia finisce per apparire solo come una esasperata ricerca di originalita`.

Mi sembra che il film si inserisca in un filone di storie che descrivono la particolare violenza e la stranezza delle mafie russe, filone che forse e` in crescita negli ultimi tempi.

Onestamente, questa delinquenza che si ammanta di un codice d’onore (come la mafia nostrana, semplicemente con usi diversi) finisce piu` che altro per annoiarmi; le scene di violenza non aggiungono nulla a quelle gia` viste, anche se in altre forme e altro ambiente.

Anche i tatuaggi “storia di chi li porta” non sono una novita`.

Il racconto ha momenti di confusione (all’inizio non si capisce chi sia il soldato), non ci sono personaggi particolarmente pregnanti, e` una storia che vorrebbe farci interessare a qualcuno con cui una persona comune condivide veramente poco.

John Malkovic e` bravo ma ha una parte in qualche modo predefinita: fa esattamente quello che ci aspettiamo da lui. Gli altri personaggi sono scialbi, poco comprensibili, forse l’ambiente dei siberiani e` ricostruito troppo bene e si crea un vero problema di comprensione “profonda” per chi si trovi completamente al di fuori, non so.

Alla fine, avrei anche potuto non vederlo, non mi ha lasciato niente.

Pittoresco, ma poco di piu`.
Naturalmente la regia e` ottima, ma e` proprio la storia che non funziona.

 

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