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Il Blog di Petardo Cinema, cucina, turismo, fai da te...

Django Unchained - (Quentin Tarantino, 2012)

petardo

 

Filmone (2h e 35min) di Quentin Tarantino, del 2012.

Impossibile non averne sentito parlare: la schiavitu` dei neri in America, vista in tutti i suoi dettagli di crudelta` e ingiustizia. Trailer che mostrano uomini bianchi e cattivissimi  (Leonardo di Caprio) che fanno frustare o uccidere uominin neri da altri bianchi, brutti ceffi, assoldati allo scopo.

Insomma, pensavo, una specie di film sull’Olocausto in salsa schiavista. Me lo aspettavo trucido e deprimente: ma mi sbagliavo.

Certo, le violenze e le ingiustizie ci sono tutte, la storia e` pesante, ma raccontata con leggerezza e priva di quelle esagerazioni pulp che possono non piacere in altri film di Tarantino.

E` la storia dello  schiavo Django, che incontra il Dottor Schultz, un tedesco che sarebbe un dentista (?), ma  al momento fa il cacciatore di taglie; viene da lui liberato ed addestrato, sia a usare il fucile che a individuare e stanare un ricercato, e infine aiutato a scovare il luogo in cui Broomhilda, la moglie di Django, vive come schiava.

La liberazione di Broomhilda passa per il conflitto con il suo “padrone” Calvin Candie (Leonardo Di Caprio), sanguinario proprietario terriero del profondo Sud che si occupa di combattimenti tra mandingo (combattimenti che terminano immancabilmente con la morte dello sconfitto).

Per portare via Broomhilda (nome assurdo dovuto ai suoi primi “padroni” tedeschi), Django e Schultz  si fingono interessati all’acquisto di uno dei mandingo di Candie e vengono invitati nella sua enorme fattoria (Candyland) dove pero`a un certo punto  la situazione precipita.

Non entero` nei dettagli: dico  pero` che, sembra inverosimile, ma c’e` addirittura un lieto fine in cui ciascuno, nel bene e nel male, riceve quel che si merita.

La storia e` tutta qui, ma bisogna descrivere il modo in cui e` narrata: a modo suo in questa ricerca della donna amata c’e` qualcosa di epico, i personaggi si muovono in scene dense di riferimenti e citazioni da altri film che appartengono alla storia dello spaghetti-western (genere, molto danneggiato da questo suo appellativo, che comprende film molto molto piu` interessanti dei western americani “classici” pieni di John Wayne a cavallo, senza macchia, senza paura e soprattutto senza mai un dubbio).

In piu` e`  accompagnata da una colonna sonora eccezionale composta in parte da pezzi famosi di altri film, in parte da inediti di lusso; tra i compositori Luis Bacalov, Riz Ortolani ed Ennio Morricone, di cui si ascoltano pezzi “storici” da vecchi film  e un bellissimo pezzo inedito, “Ancora qui” composto con Elisa che lo interpreta.

Ma nelle citazioni si puo` affogare: ad esempio, “Django” era il titolo di un altro film, del 1966, di Sergio Corbucci; le due storie non si assomigliano, ma la colonna sonora di “Django” era interamente di Luis Bacalov, e l’allora protagonista Franco Nero ricompare, in una parte minore, in Django Unchained.

E potremmo continuare confrontando scene e inquadrature, battute e riferimenti: ma in fin dei conti non e` necessario. Ovviamente, il gioco di riconoscere le musiche o le citazioni e` intrigante, ma anche se non ne riconoscete nessuno, vi godrete comunque un film bello, ben fatto e ben recitato, con una storia affascinante vista da una sorta di “giusta distanza”; un “metter tutto al suo posto”, e compiere anche una vendetta, ricercato faticosamente, ma con ironia.

Secondo mio figlio ventenne che per motivi anagrafici di tutte queste citazioni non ne avra` colta neanche una, e` un film imperdibile. E io mi associo!

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