Di tutte le ricchezze (Stefano Benni, 2012)

Martin, professore, poeta, amante degli animali tanto che riesce a parlare con loro, raggiunta l’età "matura" va a vivere in campagna, nei pressi di un bosco. Qui scriverà poesie, parlerà con il suo cane Ombra e tanti altri animali che popolano la zona. Si fa massimo studioso del "Catena", poliedrico artista vernacolare morto anni prima in manicomio.
Nonostante l’età matura, rincontrerà, a sorpresa, l'amore per una signora affascinante e bionda, sua nuova vicina, trascurata e maltrattata dal marito, gallerista di dubbie qualità. Ma non durerà.
Anche a causa dell'illustrazione sulla copertina del libro, dove accanto alla bionda e vaporosa vicina di casa è rappresentato un attempato signore con le fattezze non dissimili da Benni stesso, viene da pensare che il racconto, in tutto o, più;' probabilmente, in parte, sia autobiografico.
Ho letto che Benni ha avuto recentemente problemi di salute che gli avevano impedito di scrivere. Questo libro è il primo dopo la malattia, che peraltro non è dato a sapere cosa fosse.
Non so se la malattia c'entra, o forse i 65 anni del nostro sono caro Stefano è la ragione principale, ma in questo romanzo (e, in parte anche negli ultimi che ha prodotto) faccio fatica a riconoscere il Benni dei mitici "La compagnia dei Celestini", "Bar Sport", "Stranalandia" e altri lavori che, da vent'anni a questa parte, mi avevano sorpreso, divertito e fatto pensare.
Forse è un mio difetto. Forse i miei gusti non cambiano mente il mondo attorno sì, ma nel nuovo Benni mi ci riconosco meno. Faccio fatica ad appassionarmi. Sia gli argomenti che il modo di raccontarli mi paiono meno dirompenti, meno geniali e sorprendenti di quelli di vent'anni fa.
Insomma, non è che sia un brutto romanzo, sia chiaro, ma lo ho trovato "normale", mentre da Benni mi aspetto sempre la "strambata" a ogni cambio di pagina, che questa volta non è arrivata.