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Il Blog di Petardo Cinema, cucina, turismo, fai da te...

Cous Cous (Abdel Kechiche, 2007) - Recensione

petardo

 

Abdel Bechiche, il regista, e' un tunisino emigrato in Francia da bambino.

Ex attore, e' al suo terzo film da regista, e cous cous arriva dopo "la schivata", interessante film ambientato nella periferia di Parigi.

Cous cous si svolge a Sete, (bruttina) cittadina portuale situata al sud della Francia.

L'argomento e' a lui assai noto, infatti qui si parla della vita di famiglie di nordafricani immigrati gia' da tempo e che quindi hanno acquisito alcuni modi di vivere tipicamente francesi.

Il protagonista, un sessantenne addetto alla riparazione delle barche del porto, vive, separato dalla moglie, in un alberghetto gestito dalla nuova compagna, anche lei di origine nordafricana, assieme alla vivace figlia di lei (una sorprendente Hafsia Herzi).

Ritenuto non piu' adatto al lavoro (gli si preferiscono immigrati irregolari, piu' docili e facilmente gestibili) decide di licenziarsi e acquistare una vecchia barca per trasformarla in ristorante specializzato in cous cous, piatto che la sua ex moglie sa fare molto bene (pare).

Non sono un esperto, ma non penso che in Tunisia situazioni familiari cosi' "incasinate" siano comuni, come non ritengo comune una certa liberta' sessuale e di comportamento dei giovani.

Nonostante qesta "francesizzazione" dei costumi, si avverte nel film che, da parte dei francesi DOC, questi ex immigrati sono ancora visti con sospetto se non fastidio.

La burocrazia pone svariati ostacoli alla realizzazione dell?idea del nostro protagonista, che quindi tenta, con una festa ad inviti sulla barca-ristorante quasi terminata, di dare una buona impressione a finanziatori e amministrazione della citta'.

Non tutto gli andra' liscio...

Oltre alla gia' citata francesizzazione dei costumi, mi hanno colpito i dialoghi, in particolare il numero estremamente limitato di parole che usa Beniji, il sessantenne protagonista, se confrontato al fiume torrenziale di parole che sgorga incessantemente dalle bocche della maggior parte dei personaggi femminili, a volte quasi monologhi di svariati minuti con parole sparate a raffica (spesso ripetute) che mettono a dura prova anche la pazienza degli spettatori.

Bella la scena della danza del ventre della NON anoressica Hafsia Herzi.

In conclusione, un film originale, carino ed interessante, in grado di fotografare una situazione con occhio imparziale.


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