Cous Cous (Abdel Kechiche, 2007) - Recensione
Abdel Bechiche, il regista, e' un tunisino emigrato in Francia da bambino.
Cous cous si svolge a Sete, (bruttina) cittadina portuale situata al sud della Francia.
Il protagonista, un sessantenne addetto alla riparazione delle barche del porto, vive, separato dalla moglie, in un alberghetto gestito dalla nuova compagna, anche lei di origine nordafricana, assieme alla vivace figlia di lei (una sorprendente Hafsia Herzi).
Non sono un esperto, ma non penso che in Tunisia situazioni familiari cosi' "incasinate" siano comuni, come non ritengo comune una certa liberta' sessuale e di comportamento dei giovani.
La burocrazia pone svariati ostacoli alla realizzazione dell?idea del nostro protagonista, che quindi tenta, con una festa ad inviti sulla barca-ristorante quasi terminata, di dare una buona impressione a finanziatori e amministrazione della citta'.
Oltre alla gia' citata francesizzazione dei costumi, mi hanno colpito i dialoghi, in particolare il numero estremamente limitato di parole che usa Beniji, il sessantenne protagonista, se confrontato al fiume torrenziale di parole che sgorga incessantemente dalle bocche della maggior parte dei personaggi femminili, a volte quasi monologhi di svariati minuti con parole sparate a raffica (spesso ripetute) che mettono a dura prova anche la pazienza degli spettatori.
In conclusione, un film originale, carino ed interessante, in grado di fotografare una situazione con occhio imparziale.
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