Cosmonauta (Susanna Nicchiarelli, 2008)
Secondo me certe pellicole sono da incoraggiare, e questo "Cosmonauta", opera prima di Susanna Nicchiarelli, e' una di quelle.Non che ne abbia granche' bisogno: questo originale film, un'oasi nell'asfittico panorama del cinema italiano, e' molto accattivante, e se ne sono accorti anche critica e pubblico della mostra di Venezia 2009, dove ha vinto il premio della sezione “Controcampo italiano".
Protagonista e' Fiorella che, a 9, anni scappa dalla chiesa dove dovrebbe fare la prima comunione "perche' e' comunista".
Siamo nel 1957.
La "crisi di coscienza" di Fiorella, precocemente ribelle, si deve almeno in parte al padre (deceduto) di fede comunista, ex colonna della sezione Partito Comunista Italiano della borgata "Trullo" di Roma, e in parte alla passione, o, per meglio dire mania, del fratello un poco piu' grande di lei per le imprese spaziali russe.
"Astronauta se è americano, ma se è sovietico si dice cosmonauta", sentenzia l'esperto fratello, al quale, dopo una prima crisi, viene diagnosticata un problema di epilessia.
Attorno all'orbita della oramai adolescente Fiorella, "una cosmonauta nello spazio della vita", c'e' la madre, un' attonita Laura Pandolfi, il nuovo padre, interpretato da Sergio Rubini (un ingegnere considerato dalla figliastra "fascista") e i compagni della sezione FGCI, dove nasceranno i primi travagliati amori di Fiorella.
Le vicende del film, tra utopia ed errori adolescenziali, sono alternate dalle vicende spaziali sovietiche, con gustosi, bellissimi e a volte struggenti spezzoni di cinegiornali dell'epoca, spesso con evidenti intenti propagandistici (diciamo, piu' o meno, come oggi...).
Le musiche della colonna sonora sono brani dell'epoca (Cuore matto, Io che amo solo te, E' la pioggia che va ecc.) reinterpretati da Max Casacci dei Subsonica, Robertina & Gatto Ciliegia contro il Grande Freddo.
Dopo un primo momento di sconcerto, queste musiche bene si integrano nel contesto del film.
In conclusione, una pellicola simpatica, fresca e originale, ma mai banale.
