Ciliegine - (Laura Morante, 2012)
Probabilmente la protagonista di Ciliegine, Amanda, dagli uomini si aspetta un po’ troppo. Attenzione ai particolari, gentilezze e modi di fare che non sono innati nel “macho” medio.
Anche per questo, dopo un anno di faticosi rapporti, rompe con il compagno durante la cena di anniversario perché lui ha avuto l’”impudenza” di mangiarsi con gusto la ciliegina che faceva bella mostra di se sulla torta del dessert.
Amanda è stata definita dal marito (psicanalista bizzarro) della sua migliore amica Florence come “androfobica”.
Per cercare di consolarla in un momento piuttosto difficile, Florence invita Amanda a una festa di compleanno che si tiene all’interno di un circo. Subito notata da uomini non in verdissima età (ma neanche lei la è, pur essendo molto piacevole), Amanda sfugge dai loro tentativi di amicizia, anche perché nota un personaggio un po’ in disparte, che non le sembra avere comportamenti che la urtano, tale Antoine (un tipo dall’aspetto un po’ tenebroso, non bellissimo ma neanche da buttare via come invece riteneva fosse quello che cercava di “tacchinarla”).
Per un malinteso, Amanda pensava che Antoine fosse gay, e a questo imputava i suoi comportamenti, che erano invece dovuti essenzialmente al fatto che era anche lui reduce da problemi di coppia.
In un certo senso, forse anche per la sua androfobia, l’omosessualità presunta di Antoine attirava parecchio Amanda, e, notando questo fatto, Florence non fa nulla per chiarirgli l’equivoco, anzi, ritenendo questo il modo migliore per “guarire” Amanda.
Riuscirà Florence nel suo intento, e Antoine sarà davvero l’uomo che Amanda cerca?
Questo buffo film, mai banale ne’ mieloso, con una sorprendente scena finale, vede interprete principale nonché regista e sceneggiatrice (assieme a Daniele Costantini), Laura Morante l’attrice dall’aspetto affascinante ma misterioso e un po’ androgino che ho sempre apprezzato molto.
Si tratta della prima volta della Morante dietro alla macchina da presa, e c’è da dire che se la cava benissimo.
Inusuale, per me, il personaggio piuttosto buffo che interpreta, lei che ricordo magnifica incarnazione di ruoli drammatici e un po’ dolenti in film come La tragedia di un uomo ridicolo (di Bernardo Bertolucci), Bianca e La stanza del figlio (di Nanni Moretti). Inusuale ma intrigante e convincente.
Per alcuni questo film ricorda un po’ alcune opere di Woody Allen, incrociate con la commedia (leggera) di stampo francese. Il film è una produzione italo-francese e la Morante stessa è molto amata e ha vissuto parecchio in Francia.
Belle le musiche di Nicola Piovani
