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Il Blog di Petardo Cinema, cucina, turismo, fai da te...

Chef (Daniel Cohen, 2012) con Jean Reno

petardo

 

Jacky Bonnot è uno squattrinato ragazzotto che, non si sa come ne' perché, ha una fidanzata bellissima in avanzato stato di gravidanza. In più, lei è l'unica che ha un lavoro fisso.

In effetti, Jacky non è una gran bellezza, pur essendo simpatico e talentuoso nei riguardi della sua passione: la cucina.

Purtroppo per lui, la sua intransigenza e innovazione nel campo gastronomico lo porta a vari insuccessi sia come cameriere, dato che tende a prendere a maleparole il cliente che ha abbinato male un vino al cibo, sia come cuoco. Infatti, non è facile proporre raffinati e inusuali piatti a robusti camionisti di trattoria che pretendono dosi industriali di hamburger e patatine fritte.

Dolo parecchi licenziamenti, la sua ragazza si stufa e pretende che intraprenda lavori più sicuri, e per questo si mette a fare l'imbianchino in un ospizio. Ma la passione per la cucina è così travolgente che fa amicizia con i cuochi della casa di riposo e propone piatti innovativi per gli ospiti che, dopo feroci resistenze, cominciano ad apprezzare la sua cucina.

Qui è scoperto dal "più grande cuoco di Francia" che, dopo 15 anni di 3 stelle Michelin, è un po' in crisi di creatività e in rotta con i finanziatori del locale, che vorrebbero affidarlo ad altri. Senza dirlo alla fidanzata, accetta di lasciare il lavoro sicuro e remunerato per uno stage gratuito dal grande cuoco.

Non vi racconterò il resto per non farvi perdere il piacere di vedere questo film dalle meccaniche narrative non particolarmente originali ma garbato, ben fatto e molto divertente.

Non è certamente un film d'impegno, ne' vuole esserlo, ma solo un divertente spaccato (certamente romanzato) del magico mondo dell'alta cucina.

Jean Reno è perfetto nei panni del grande chef burbero ma in fondo buono in crisi creativa, e il giovane Jacky, interpretato da Michaël Youn (attore prevalentemente televisivo piuttosto noto in Francia) convincente e buffo.

Insomma, 84 minuti di svago non imbecille ne' assolutamente volgare come viceversa certi film di casa nostra ci propinano spesso.

Il regista e sceneggiatore Daniel Cohen è riuscito a fare un ottimo lavoro anche dal punto di vista del ritmo e delle trovate sceniche, dato che durante il film non c’è mai un momento di "stanca".

Penso che questo film sia particolarmente adatto a chi non disprezza la buona cucina e l'eterna diatriba tra cucina tradizionale, nouvelle cuisine e la recente (discutibile) "cucina molecolare".

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