Cha Cha Cha - (Marco Risi, 2013)
Film di Marco Risi uscito nel giugno 2013, ingiustamente accostato a “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino, con il quale condivide solo il periodo di uscita nelle sale e la citta` in cui si svolge: Roma.
Per il resto e` tutta un’altra storia: le prime scene sono abbastanza forti, un cadavere abbandonato in un campo nei pressi di Fiumicino, alla merce` dei cani, e, poco dopo, un drammatico non-incidente stradale.
Comincia cosi`, con due pugni nello stomaco, una storia che si dipana tra droga, lusso e potere. La bellissima Michelle (Eva Herzigova) e` la compagna del noto e facoltoso avvocato Argento (Pippo Delbono) e ha un figlio diciottenne non molto comunicativo e inserito in un giro di consumi pericolosi. Preoccupata per il figlio, si consulta con Corso (Luca Argentero), suo ex e vero protagonista del film, un detective privato con un burrascoso passato in polizia, a cui chiede di “controllarlo”.
E` carnevale, Michelle e` a una festa mondana dove canta Shell Shapiro, impersonando se stesso e in un certo senso inquadrando il mondo delle feste romane; anche il ragazzino e` a una festa, in discoteca, ma mentre esce precipitosamente a bordo della sua mini auto, viene travolto da un SUV che sembrava aspettarlo.
Da qui si dipana una narrazione molto coinvolgente e di ritmo serrato: quello che si scopre, dopo colpi di scena vari, e` il solito misto di corruzione e potere in cui il ragazzino si era cacciato per scopi suoi e di cui finisce vittima.
Racconto poco della trama, perche` si tratta di un giallo: ma voglio rimarcare la bravura di Eva Herzigova, molto espressiva e verosimile nella sua disperazione di mamma, quella di Luca Argentero, vero detective alla Marlowe, chiuso e di poche parole ma in qualche modo “divorato” da una rabbia nascosta. Claudio Amendola riesce a essere davvero antipatico nella parte di un poliziotto, ex-collega di Corso, livoroso e non troppo pulito; Pippo Delbono e` quasi irriconoscibile nella parte dell’avvocato Argento, personaggio davvero odioso.
C’e` una sensazione di Grande Fratello, di intercettazione continua, sottolineata ogni tanto da inquadrature fisse in bianco e nero, come scatti di macchina fotografica; un inquietante centro di intercettazioni telefoniche il cui addetto e` tutt’altro che incorruttibile; un mondo in cui tutti sanno, tutti si conoscono, tutti tacciono e fanno gli affari propri.
I tempi del giallo sono perfetti, ma non e` solo un noir, c’e` anche altro, c’e` una Roma notturna che sembra Los Angeles, anche inquadrata dall’alto in bellissime immagini; c’e` una puzza di corruzione e di marcio che dilaga ovunque e mette le vertigini.
E` un film da cui si esce un po’ storditi e non troppo allegri, con una sensazione di pesante fatalismo nei confronti di un potere che e` ovunque e sembra inarrestabile. Un giallo che sa di denuncia.
Marco Risi e` grandissimo.
E il titolo? Questo, a mio parere, e` l’unica scelta sbagliata, perche` da’ un’idea falsa del film, ispirata dalla scena finale in cui Nino Frassica accompagna al microfono, in un locale, le coppie che danzano.
Questa Roma delle feste e` il salone da ballo del Titanic che affonda.
