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Il Blog di Petardo Cinema, cucina, turismo, fai da te...

Cesare deve morire (Paolo e Vittorio Taviani, 2012)

petardo

 

Premiatissimo film,,del 2012, dei fratelli Taviani, che ricostruisce la messa in scena della rappresentazione del “Giulio Cesare” di Shakespeare.

Cio` che rende del tutto particolare questo film e` il fatto che tutti i protagonisti del film sono detenuti nel carcere romano di Rebibbia, che ha una sua compagnia teatrale interna che mette in scena rappresentazioni destinate per lo piu` ai parenti, ma accessibili (non so bene con quali clausole) anche agli esterni.
I detenuti-attori appartengono al braccio di massima sicurezza, cioe` quello i cui reclusi sono gravati dalle pene piu` pesanti, tra cui addirittura due ergastoli, condanne per droga, camorra e omicidio, come indicano esplicitamente i titoli di apertura in cui ogni attore e` inquadrato sottotitolando con nome, cognome, parte recitata, pena.

Pertanto il film e` girato completamente all’interno di Rebibbia, da cui gli attori non devono uscire; il carcere si rivela un set estremamente interessante e la scena dell’assassinio di Giulio Cesare, girata proprio sul tetto del penitenziario, e` di grande suggestione; cosi` come le scene che accompagnano i famosissimi discorsi di Bruto e di Antonio, ottenute inquadrando i carcerati che ascoltandoli urlano e protendono le braccia dalle loro celle, incarnando con straordinario realismo le passioni di un popolo tra liberta` e tirannia.

La febbrile meticolosita` con cui gli attori si preparano a interpretare i loro ruoli rivela, certo, un tentativo di riscatto e la ricerca di una motivazione esistenziale, ma anche una reale passione che da` frutti straordinari: questi attori sono bravissimi, le loro dure esperienze di vita si riflettono sui loro volti e ne arricchiscono l’espressivita` con un risultato potente e umanissimo.

In effetti, uno di loro, Salvatore Striano, dopo aver scontato la sua pena e` uscito dal carcere e lavora come attore professionista, mentre altri di loro hanno scritto libri, insomma sembra di poter affermare che l’esperienza teatrale abbia davvero avuto un impatto positivo, almeno su alcune di queste persone.

I detenuti sono invitati a recitare il testo, che per le parti di teatro e` tratto da quello originale di Shakespeare tradotto in italiano, rigorosamente ciascuno nel proprio dialetto. Questo puo` creare qualche disorientamento nello spettatore soprattutto all’inizio, ma con il procedere della narrazione le eventuali difficolta` vengono facilmente superate.

Naturalmente, dato il contesto,la citatissima frase “.. ma Bruto e` un uomo d’onore..”, recitata da Antonio durante il suo discorso funebre per Cesare, assume tutta un’ulteriore serie di significati..

E` un grande film. La regia e la sceneggiatura sono magnifiche, e anche la fotografia che sottolinea i momenti piu` significativi mediante un uso alternato del bianco e nero e del colore; a Cosimo Rega, una volta svestiti i panni di Cassio, spetta il compito di riassumere, sia pure con una frase sul filo della retorica, il vero dramma del ritorno in cella dopo aver sperimentato l’emozione del teatro.

 

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