Amour - (Michael Haneke, 2012)
Pluripremiato film di Michael Haneke del 2012: tra i riconoscimenti la Palma D’oro nel 2012 e l’Oscar per il miglior film straniero nel 2013.
Georges (Jean-Louis Trintignant) e Anne (Emmanuelle Riva) sono due ottantenni benestanti, musicisti ed ex insegnanti di pianoforte, che vivono nel loro bell’appartamento parigino. Hanno una figlia adulta, musicista che vive altrove e gira un po’ il mondo per i suoi concerti insieme al marito; i suoi genitori hanno ancora una vita culturale attiva, vanno a concerti, ricevono visite di musicisti, magari ex-allievi.
Sembra una vecchiaia invidiabile.
Ma nella loro vita si insinua un ictus che colpisce gravemente Anne, con conseguenze drammatiche anche in seguito a un’operazione malriuscita: dapprima e` costretta in carrozzella, poi un secondo ictus la fa peggiorare ulteriormente.
Il film e` la storia di questa malattia che mette a dura prova soprattutto il marito, ma anche la figlia: accudire Anne e` sempre piu` difficile, ma Georges insiste per cavarsela da solo, con l’aiuto sporadico di un’inferniera con cui i rapporti si fanno anche difficili.
Il decadimento fisico, e poi mentale, di Anne e` descritto con precisione assoluta, cosi` come i problemi di chi deve accudirla: ho riconosciuto situazioni che purtroppo mi sono state famigliari e le ho trovate perfettamente descritte.
Emmanuelle Riva e` di una indescrivibile bravura, nelle parole, negli sguardi, nei gesti, nel modo di muoversi/non muoversi e` di una naturalita` e verosimiglianza impressionante.
Anche Jean Louis Trintignant e ` molto bravo. La figlia, che vive in modo un po ‘nevrotico la malattia della madre, e` interpretata da Isabelle Huppert.
E` una storia che puo` scioccare chi non abbia mai avuto l’esperienza famigliare di anziani malati; a chi invece l’ha avuta e ha provato il bisogno, a volte, di raccontarla, da` la (amara) soddisfazione di un resoconto esatto, terribile ma assolutamente “vero”.
Naturalmente le considerazioni dello spettatore sulla fine della vita e sulla malattia non possono essere che piuttosto sconcertate: la tranquilla esistenza dei due anziani viene sconvolta completamente da un giorno all’altro e non ci sono soluzioni positive; oltretutto, il caso presentato e` quello di due persone benestanti, che possono munirsi di tutti i mezzi conosciuti per affrontare la malattia, e quindi in qualche modo e` un caso “migliore”, ma puo` essere molto peggio.
E` una sconfitta, che colpisce non solo il malato ma anche chi lo accudisce perche` lascia una terribile sensazione di impotenza e incapacita` nonostante si stia facendo tutto il possibile; nello scatto di nervi di Georges, esaperato dalla non reattivita` di Anne, e soprattutto nel successivo senso di colpa di Georges che non si perdona di essersi arrabbiato con la moglie malata, e` descritta tutta la tragedia di una malattia che cancella la vita non solo del malato, ma anche delle persone che lo amano.
L’ovvia considerazione sul “modo” in cui la vita di tutti sia destinata a terminare, e sul modo in cui, a molte persone, capita di terminarla, non induce certamente all’ottimismo: il film e` girato con molta delicatezza, non indugia certo su effetti ”forti”, ma basta gia` la situazione in se`.
E` un film che bisogna vedere, ma puo` sconvolgere chi non abbia mai provato una situazione simile; a chi l’ha provata puo` far pensare a eventi che forse non ricorda volentieri, ma in qualche modo e` una specie di compensazione: il riconoscersi, o riconoscere un proprio caro, nella storia presentata puo` in qualche caso avere un effetto catartico.
E` un film bellissimo ma faticoso.