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Il Blog di Petardo Cinema, cucina, turismo, fai da te...

Ai confini del paradiso (Fatih Akin, 2007) - Recensione

petardo

 

Ai confini del paradiso.

Un film con un titolo cosi' mi rende subito sospettoso. Troppo assonante a film di cassetta anche recenti come il Moccioso "tre metri sopra il cielo" o il vecchio Warrenbeattiano "Il paradiso puo' attedere".

Infatti non lo volevo vedere.

Poi ho letto che il regista era Faith Akin, tedesco di origini turche, che aveva gia' dato buona prova di se in film precedenti, primo fra tutti "La sposa turca", e quindi gli ho voluto dare una chances.

In realta' il titolo originale, "Auf der anderen Seite", cioe' "dall'altra parte" era gia' piu' interessante.

La (complessa) storia viaggia tra la Turchia e la Germania (Brema, per la precisione) attorno a tre famiglie, due di origini turche e una tedesca.

Si parla di integrazione riuscita e non, di terrorismo, di ricerca delle proprie origini ma soprattutto, almeno questo io ho colto, di amore.

Amore (o quasi) di un vecchio (Tuncel Kurtiz) per una prostituta che poi, involontariamente, uccide.

Amore del figlio del vecchio, un docente universitario perfettamente integrato in Germania, verso suo padre, nonostante la ruvidezza e un momentaneo allontanamento, che lo porta alla fine ad abbandonare la Germania per ritornare in Turchia.

Amore (saffico) tra una ragazza tedesca (l'eccellente Patrycia Ziolkowska) e una pasionaria pseudo-terrorista turca, affascinata dalle sue pericolose vicende.

Amore di una madre (una morbida Hanna Schygulla che qualcuno ricordera', molto meno morbida, nei film di Fassbinder) per la propria figlia diventata ribelle e poi deceduta.

Questa madre riversera' il suo amore verso la ragazza turca che, in un certo modo, ne ha provocato la morte, aiutandola a risolvere i suoi problemi con la (terribile) giustizia turca, portando avanti cosi' la volonta' della figlia.

La ragazza turca e' la figlia della prostituta, che crede sua madre una commessa di negozio.

La cerchera' senza mai trovarla.

Le varie vicende si intersecano, spesso senza toccarsi, in un andirivieni tra Germania e Turchia di persone e... bare.

Anche dal punto di vista temporale la storia e' un'andirivieni di vicende non sequenziali.

Avrete sicuramente capito che e' un po' un casino, un casino che si vede molto volentieri, sebbene, forse, Akin lo abbia farcito di un po' troppi ingredienti.

E' comunque un film di gran lunga migliore del desolante panorama filmico che circola, per questo lo consiglio senza riserve.

 

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