Smart working - (Svevo Moltrasio, 2026) - Recensione - Con Marcello Macchia, Sara Lazzaro, Alessandro Tiberi, Maurizio Nichetti
Giuliano è un "produttivo" impiegato che vive felicemente in smart working insieme alla incintissima moglie Laura, insegnante e aspirante scrittrice. Quando l'azienda minaccia di abolire il lavoro da remoto, Giuliano cerca, con notevole e quasi rassegnato altruismo, di aiutare i colleghi meno produttivi, ma finisce per ritrovarseli tutti in casa, trasformando il proprio appartamento in un caotico ufficio improvvisato.
Nel frattempo Laura, che non è mai riuscita a completare il suo primo romanzo e soffre le continue pressioni della madre, accetta la proposta di firmare come proprio un libro scritto da un'autrice che preferisce restare anonima. Mentre la carriera letteraria di Laura prende una piega inattesa, l'invasione dei colleghi mette a dura prova l'equilibrio della coppia, creando una serie di situazioni comiche e paradossali.
"Smart Working" di Svevo Moltrasio è una commedia che racconta la progressiva dissoluzione dei confini tra casa e lavoro trasformando l'appartamento dei protagonisti in una sorta di ufficio invasivo e onnivoro.
Curiosa la scelta di affidare il ruolo principale a Marcello Macchia. Chi si aspetta il consueto Maccio Capatonda rimane spiazzato: Giuliano è infatti l'esatto contrario della celebre maschera comica dell'attore. È metodico, responsabile, premuroso con la famiglia e sinceramente impegnato a far funzionare ogni aspetto della propria esistenza. In questo caso non è il protagonista a generare il caos, ma è il caos a travolgere lui. Una scelta che permette a Macchia di mostrare sfumature più controllate e misurate del suo repertorio.
Anomala è anche la figura del riconoscibilissimo Maurizio Nichetti, volitivo addetto ai computer in pensione.
Tra gli interpreti convincono soprattutto lo stesso Macchia e la Lazzaro.
Il limite maggiore del film è però una certa tendenza all'accumulo. L'idea centrale viene caricata progressivamente di sottotrame, personaggi e gag fino a sfiorare la saturazione.
Forse avrebbe guadagnato da una maggiore selezione delle idee e da una minore frenesia narrativa.
Voto: 6,5/10.
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