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Ipersonnia - (Alberto Mascia, 2022) - Recensione - Con Stefano Accorsi, Caterina Shulha

petardo

 

Per risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri, lo Stato ha introdotto il programma Hypnos: i detenuti scontano la pena in uno stato di sonno farmacologico profondo, una sorta di coma controllato, venendo risvegliati solo periodicamente per verifiche psicologiche e cognitive.

David Damiani (Stefano Accorsi) è lo psicologo incaricato di seguire questi risvegli.

Durante il suo lavoro si imbatte in anomalie sempre più inquietanti.

A poco a poco David scopre che la realtà che credeva di vivere potrebbe non essere reale. I suoi ricordi, il rapporto con Viola, moglie di un detenuto deceduto in circostanze che sembrerebbero coinvolgere David, e perfino la sua identità vengono messi in discussione.

Emergono così segreti, manipolazioni della memoria e una cospirazione che coinvolge il sistema stesso dell'ipersonno.


Con "Ipersonnia", opera prima nel lungometraggio di Alberto Mascia, la fantascienza italiana torna a confrontarsi con temi ambiziosi, e lo fa senza rifugiarsi negli effetti speciali.

Il regista immagina un futuro prossimo in cui il sistema carcerario è stato rivoluzionato: i detenuti scontano la loro pena in uno stato di sonno farmacologico controllato, una soluzione presentata come "efficiente, economica e umanitaria".

È una premessa che potrebbe sembrare estrema e che invece, osservata oggi, appare inquietantemente plausibile.

In nome della sicurezza collettiva e della riduzione della criminalità, vera o presunta, la società descritta ha accettato, probabilmente in modo progressivo, compromessi etici sempre più profondi. L'idea di eliminare la sofferenza delle carceri tradizionali e di neutralizzare il problema della recidiva è talmente seducente da rendere quasi invisibile il prezzo umano che comporta. In questo scenario prospera il potere politico, incarnato dal premier Costa, figura che rappresenta la capacità delle istituzioni di trasformare la paura e il bisogno di protezione in strumenti di consenso e controllo.

Al centro della vicenda c'è David Damiani, interpretato da un ottimo Stefano Accorsi, psicologo incaricato di monitorare i detenuti durante i loro periodici risvegli. Ma ciò che inizia come un thriller investigativo si trasforma gradualmente in un labirinto mentale nel quale lo spettatore condivide lo smarrimento del protagonista.

È proprio nei continui ribaltamenti di prospettiva che il film trova la sua forza e, allo stesso tempo, il suo limite. Man mano che la storia procede, diventa sempre più difficile distinguere la realtà dal sogno, i ricordi autentici da quelli impiantati, la verità dalla manipolazione. Lo spettatore viene trascinato in uno stato di incertezza permanente che rispecchia perfettamente la condizione psicologica di David. La sensazione di disorientamento è certamente affascinante e coerente con i temi del film, ma talvolta rischia di sacrificare la chiarezza narrativa.

Dal punto di vista visivo, Mascia sceglie una fantascienza sobria, quasi minimalista. Il futuro descritto non è fatto di città volanti o tecnologie spettacolari, ma di ambienti asettici, strutture impersonali e procedure burocratiche. Una scelta che rende il mondo di Ipersonnia ancora più credibile: non sembra un domani remoto, ma una possibile evoluzione del presente.

Pur con qualche ingenuità e qualche snodo narrativo non sempre perfettamente controllato, il film possiede un'ambizione rara nel panorama italiano recente. Non si limita a costruire un thriller distopico, ma pone interrogativi scomodi sul rapporto tra libertà individuale, memoria, identità e potere. E suggerisce che il vero pericolo può non risiedere nella tecnologia in sé, bensì nella disponibilità dei cittadini ad accettarla senza porsi troppe domande.

Voto: 7.5/10

Ipersonnia - (Alberto Mascia, 2022) - Recensione - Con Stefano Accorsi, Caterina Shulha
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