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Il Blog di Petardo Cinema, cucina, turismo, fai da te...

Quasi a casa - (Carolina Pavone, 2024) - Recensione - Con Lou Doillon, Maria Chiara Arrighini

petardo

 

Caterina ha poco più di venti anni, vive a Roma e sogna, assieme al fratello, di diventare musicista, ma la sua insicurezza la blocca in ogni passo.

L’estate romana sembra scorrere senza scosse finché scopre che Mia, la cantante francese che idolatra da anni, è in vacanza sul litorale laziale. Spinta da un impulso che non sa spiegare, la raggiunge e, grazie a una coincidenza non si capisce bene se voluta o casuale, finisce per farle provvisoriamente da autista. Il che le permette di passare del tempo con lei. Quel contatto improvviso con il proprio mito diventa un viaggio più lungo e complesso del previsto: tra fascinazione, dipendenza emotiva e un rapporto che diventa una sorta di  amicizia dove la volubile Mia è talvolta generosa, talvolta quasi crudele. L’incontro con Mia la costringe a crescere, a guardare dietro la patina dell’idolatria e a capire che forse “casa” è in realtà un equilibrio interno che si raggiunge solo quando si smette di cercarlo negli altri.


"Quasi a casa" scorre con quella naturalezza che di solito appartiene ai film di registi già formati, e invece è un esordio: quello di Carolina Pavone, che porta con sé l’esperienza da aiuto regista di Nanni Moretti — qui produttore — ma la trasforma in qualcosa di personale, già riconoscibile. Il film ha una trama che sembra semplice, quasi minimale, e invece è costruita con cura: ogni passaggio è motivato, ogni incontro ha un peso, ogni svolta nasce da un gesto o da un silenzio che appartiene davvero ai personaggi. Non c’è nulla di artificioso, nulla che sembri messo lì per compiacere lo spettatore.

Questa sensazione di autenticità nasce soprattutto dalla scrittura dei dialoghi: frasi brevi, precise, mai ridondanti, mai spiegate. Le parole arrivano quando servono e si fermano un attimo prima di diventare letterarie. È una scelta che non solo dà ritmo al film, ma permette agli attori di muoversi con una libertà credibile, come se stessero parlando davvero e non interpretando un copione. E infatti tutti appaiono a loro agio, misurati, perfettamente dentro il tono del racconto.

Su tutti brilla Maria Chiara Arrighini, al suo esordio cinematografico, che offre una prova sorprendente per maturità e controllo. Minuta, sovrastata anche fisicamente da Mia, recita con una naturalezza disarmante. Ogni esitazione, ogni sguardo, ogni micro‑variazione emotiva arriva con una precisione che raramente si vede in un debutto. È una di quelle interpretazioni che non cercano l’effetto, e proprio per questo restano impresse.

A completare il quadro ci sono le musiche di Coca Puma, giovane cantautrice romana, molto interessanti.

Il risultato è un’opera prima che non sembra un’opera prima: un film compatto, sensibile e originale scritto con mano sicura e diretto con un’attenzione al dettaglio che promette molto per il futuro di Pavone.

 

Voto: 8.5/10

Quasi a casa - (Carolina Pavone, 2024) - Recensione - Con Lou Doillon, Maria Chiara Arrighini
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