Mythoslogos 2026 - I Primi Vortici - Concerto di Gabriele Gasparotti e Benedetta Dazzi
Il concerto si è svolto nel Chiostro di San Francesco a Sarzana, parte del più antico complesso francescano della città, sviluppato tra XIII e XV secolo.
Lo spazio, oggi rimaneggiato, conserva frammenti di affreschi seicenteschi e un’atmosfera perfetta per un evento che unisce ricerca sonora e suggestione acustica.
L’appuntamento rientrava nel programma di MythosLogos, Festival internazionale della Sapienza dedicato a filosofia, arte e cultura dell’antichità greca e latina. In questo contesto, il concerto di Gabriele Gasparotti e Benedetta Dazzi, intitolato "I primi vortici", rappresentava forse il momento musicale più sperimentale della rassegna.
La combinazione di strumenti era di quelle che fanno pensare subito alla musica contemporanea più radicale:
Gabriele Gasparotti (compositore, filmmaker e performer): Buchla, viola, nastri magnetici, voce.
Benedetta Dazzi (violoncellista): violoncello, live electronics, metalli e liquido.
Una dotazione che richiama i grandi pionieri della musica concreta ed elettronica: Cage, Berio, Stockhausen.
Era quindi lecito aspettarsi un concerto complesso, cerebrale, astratto.
In realtà, e direi fortunatamente, l’approccio dei due musicisti è stato più semplice, più tonale, più comunicativo.
Le ampie armonie nascevano da suoni elettronici, frammenti vocali, linee di violoncello e viola
Questi materiali venivano campionati, riproposti, ripetuti e intrecciati in sequenze che mutavano gradualmente colore, densità e ritmica.
Un processo che richiama la logica della musica concreta, ma senza la sua durezza analitica: qui la materia sonora rimaneva calda, riconoscibile, emotiva.
La voce di Gasparotti, usata in forma modulata e declamata, evocava chiaramente quella linea espressiva che in Italia ha avuto come interprete riconosciuto Franco Battiato.
Non imitazione, ma parentela stilistica: un modo di “dire cantando” che si colloca tra Sprechgesang, parlato ritmico e recitativo moderno.
Il divenire ciclico delle armonie, con variazioni minime e continue, richiamava il minimalismo di Philip Glass, mentre certe atmosfere psichedeliche i primi Pink Floyd.
Non citazioni, ma risonanze: un linguaggio che dialoga con queste tradizioni senza copiarle.
Gasparotti e Dazzi hanno costruito un discorso musicale autonomo, raffinato, che si colloca ben al di sopra della musica leggera contemporanea, per profondità e cura del suono.
Un concerto riuscito, affascinante, evocativo.
Sperimentale, sì, ma mai ostico.
Ricco di suggestioni, ma non totalmente esoterico.
Un equilibrio raro: ricerca senza cerebralismo, emozione senza banalità.
/image%2F1103575%2F20260620%2Fob_a2b289_img-20260619-220549.jpg)
/image%2F1103575%2F20260620%2Fob_8a4dcd_img-20260619-220807.jpg)