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Il Blog di Petardo Cinema, cucina, turismo, fai da te...

La terra senza - (Moni Ovadia, 2023) - Recensione - Con Donatella Finocchiaro, Carlo Greco, Aurelio Amore

petardo

 

Ludovico è uno scrittore che dopo 35 anni in una sorta di esilio torna nel suo paese del Sud deciso a vendere la casa di famiglia, un gesto che per lui significa recidere l’ultimo legame con una terra che non lo ha mai voluto e che lui non vuole più. La scelta però travolge Rosa, la sorella adottiva già segnata da una vita difficile, che vive quella vendita come l’ennesima pugnalata. Quando Ludovico suggerisce a Giacomo, il figlio di lei, di andarsene anche lui a cercare fortuna altrove, Rosa crolla: è come se il fratello volesse cancellare non solo il passato, ma anche il loro futuro. Il ritorno riapre ferite antiche, l’ombra dell’omicidio di Antonio e il peso di un luogo che continua a chiedere silenzio. Nel tentativo di chiudere definitivamente con le proprie radici, Ludovico scopre che tagliare la terra non basta a tagliare ciò che gli brucia dentro.


"La terra senza" è un film che porta addosso, senza imbarazzo, la sua origine teatrale. Non potrebbe essere altrimenti: è la prima regia cinematografica di Moni Ovadia, noto animatore del teatro e della cultura italiana, e nasce dall’omonima pièce di Anna Vinci. Ma ciò che sorprende è che, pur mantenendo quell’impostazione, il film rimane avvincente, vivo, attraversato da una tensione narrativa che non si spegne mai.

La scena è spesso costruita come un luogo di confessione, di confronto, di memoria. Ma il film non si chiude in questa teatralità: la apre con flashback suggestivi, a tratti quasi visionari, che mescolano religiosità popolare, pupi, violenza sotterranea, desideri di riscatto soffocati. Sono immagini che rompono la linearità e danno al racconto una dimensione più ampia, più inquieta, più cinematografica.

Il cuore emotivo dell’opera è la straordinaria prova di Donatella Finocchiaro, che regge la vicenda con una forza quasi magnetica. È lei a incarnare il dolore, la dignità ferita, la resistenza di chi resta. Di fronte a lei, Ludovico appare distante, freddo, quasi crudele nel suo desiderio di tagliare ogni legame con quella terra. Questo contrasto non solo funziona, ma diventa uno dei motori drammatici del film: la frattura tra chi fugge e chi non può farlo.

A sostenere e amplificare tutto c’è la colonna sonora di Mario Incudine, perfettamente aderente al tono del film. Le sue musiche non accompagnano soltanto: evocano, commentano, scavano. Sono un contrappunto emotivo che dà profondità alle immagini e continuità al racconto.

La partecipazione al primo TiCIFF, il festival cinematografico di Pavia, colloca il film in un contesto di nascita e sperimentazione: un’opera prima che arriva in un festival alla sua prima edizione, con la stessa volontà di cercare una voce propria.
In definitiva, La terra senza è un esordio coerente e intenso, attraversato da una teatralità che non appesantisce ma anzi dà forma e identità al racconto. Un film che vive di suggestioni, di memorie, di ferite, e che riesce a tenere lo spettatore dentro la sua atmosfera densa e inquieta fino all’ultimo fotogramma, nonostante alcune parti dialettali nei flashback e un’acustica di sala non ideale abbiano reso talvolta meno agevole la comprensione.

 

Voto: 8/10

La terra senza - (Moni Ovadia, 2023) - Recensione - Con Donatella Finocchiaro, Carlo Greco, Aurelio Amore
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