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Il Blog di Petardo Cinema, cucina, turismo, fai da te...

La gioia - (Nicolangelo Gelormini, 2025) - Recensione - Con Valeria Golino, Saul Nanni, Jasmine Trinca

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Gioia Montefiori, 49 anni, è una professoressa di francese che vive in un equilibrio fragile: una madre rigida e opprimente, un padre affetto da Alzheimer, nessun rapporto affettivo al di fuori della famiglia e solo qualche collega con cui scambia parole di circostanza. La sua vita è fatta di abitudini, silenzi e rinunce.

L’incontro con Alessio, uno studente ripetente dal fascino ambiguo, a metà tra l’angelico e il demoniaco, incrina questa immobilità. Alessio è istrionico, manipolatorio, abituato a cavarsela come può: si muove in ambienti ambigui, guadagna denaro anche attraverso relazioni sessuali a pagamento, e sostiene una madre affascinante ma sempre in cerca di soldi.

Quando si accorge della solitudine e della vulnerabilità di Gioia, Alessio la avvicina con una naturalezza che lei non ha mai conosciuto. Per la prima volta qualcuno sembra vederla, ascoltarla, sceglierla. E Gioia, che non ha mai avuto un legame affettivo vero, si ritrova disposta a tutto pur di non perdere quella presenza che le appare come una possibilità di vita nuova.


La gioia è un film costruito in modo notevole: regia solida, atmosfera coerente, attenzione costante ai dettagli emotivi. È un’opera che inizialmente può sembrare esagerata, spinta oltre il limite del credibile. Alcune dinamiche sembrano troppo nette, troppo estreme.

Eppure questa sensazione si incrina quando riaffiora alla memoria un fatto di cronaca di dieci anni fa, che il film riprende con una fedeltà sorprendente. All’improvviso ciò che appariva eccessivo trova un suo inquietante realismo.

Sul piano attoriale, il film è sostenuto da interpretazioni di grande livello. Valeria Golino offre una prova notevole: il trucco la rende sciatta, spenta, poco desiderabile, e lei utilizza questa scelta estetica per incarnare una fragilità che non è mai patetica, ma profondamente umana. Ogni esitazione, ogni sguardo basso, racconta una vita compressa e mai vissuta davvero.

Accanto a lei, il personaggio di Alessio è tratteggiato con un’ambiguità che funziona. È manipolatorio, istrionico, capace di sfruttare chiunque pur di ottenere denaro per sé e per la madre. Ma, a differenza del procacciatore di clienti, che resta un personaggio monolitico nella sua immoralità, Alessio mostra lampi di conflitto interiore: un gesto esitante, un silenzio di troppo, un’ombra di rimorso che attraversa il suo sguardo. Non lo redime, ma lo rende più complesso, più disturbante, più vero.

La colonna sonora di Tóti Guðnason è un elemento distintivo: poco convenzionale, fatta di tensioni sottili e atmosfere sospese che amplifica la sensazione di precarietà e smarrimento.

In definitiva, La gioia è un film che parte come un dramma psicologico e si trasforma in un ritratto spietato della vulnerabilità umana. A tratti sembra incredibile, ma proprio questa incredulità è parte del suo senso: mostrare come la realtà, quando decide di superare la fantasia, lo faccia senza esitazioni.

Voto: 8/10

La gioia - (Nicolangelo Gelormini, 2025) - Recensione - Con Valeria Golino, Saul Nanni, Jasmine Trinca
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