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Il Blog di Petardo Cinema, cucina, turismo, fai da te...

Primavera - ( Damiano Michieletto, 2025) - Recensione - Con Tecla Insolia, Michele Riondino, Andrea Pennacchi

petardo

 

Venezia, primi anni del settecento. 
Cecilia cresce nell’Ospedale della Pietà, un orfanotrofio o rifugio per giovani ragazze abbandonate dove le giovani vengono educate con disciplina ferrea alla musica e, allo stesso tempo, preparate a diventare spose designate per uomini che non incontreranno mai prima del matrimonio. A sorvegliarle c’è l’educatrice, figura  inflessibile, severa fino alla crudeltà, custode di un ordine che non ammette deviazioni né desideri personali.

L’arrivo del nuovo maestro, Antonio Vivaldi, che riconosce in Cecilia un talento raro e la tratta come un’artista e non come una proprietà dell’istituto, incrina però quell’equilibrio rigido. Attraverso la musica, Cecilia intravede la possibilità di una vita diversa e inizia a mettere in discussione il destino che altri hanno scritto per lei.

 

Liberamente tratto dal romanzo "Stabat Mater" di Tiziano Scarpa, Premio Strega 2009, "Primavera" conserva l’idea centrale del libro: la vita delle giovani musiciste dell’Ospedale della Pietà, sospese tra talento, clausura e un destino deciso da altri. 

Damiano Michieletto, noto per le sue regie operistiche visionarie e spiazzanti, firma qui la sua seconda regia cinematografica. Ed è curioso che proprio lui scelga un approccio quasi classico.
Il film non cerca provocazioni né reinvenzioni: segue da vicino verità e stereotipi dell’epoca, restituendo un Settecento veneziano fatto di umidità stagnante, sporcizia diffusa, controllo sociale e ruoli rigidamente assegnati.

Una delle scelte più riuscite è la rappresentazione dei notabili che assistevano ai concerti delle ragazze, celate dietro maschere e grate. Michieletto li dipinge con tratti grotteschi, caricaturali, quasi deformi nella loro brama di spettacolo e possesso.
È un modo efficace per sottolineare la distanza tra il talento puro delle giovani musiciste e il mondo che le osserva come oggetti preziosi ma sacrificabili.

Il film si appoggia a un dato storico solido: Antonio Vivaldi prestò servizio alla Pietà per decenni (1703–1740), componendo per le ragazze e trasformando i loro concerti in una delle attrazioni più celebri della Venezia del tempo.

La recitazione è altalenante. Alcune interpretazioni risultano fresche e credibili, altre un po’ forzate.
Michele Riondino, pur impegnato, non appare fisicamente del tutto adatto a incarnare il carisma e la singolare energia del grande musicista. La sua prova resta corretta, ma non memorabile.

Primavera è un film elegante, curato, storicamente fondato, che racconta un mondo affascinante senza volerlo reinventare. Manca forse quel guizzo visionario che ci si aspetterebbe da Michieletto, ma guadagna in chiarezza, atmosfera e rispetto per la materia.
Un’opera che non sorprende, ma che sa respirare, soprattutto quando lascia parlare la musica.

Voto: 7/10

Primavera - ( Damiano Michieletto, 2025) - Recensione - Con Tecla Insolia, Michele Riondino, Andrea Pennacchi
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