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Il Blog di Petardo Cinema, cucina, turismo, fai da te...

Comandante - (Edoardo De Angelis, 2023) - recensione - Con Pierfrancesco Favino

petardo

 

Dopo un grave incidente aereo che lo aveva quasi ucciso, Salvatore Todaro avrebbe potuto ritirarsi con una pensione d’invalidità, come la moglie desiderava. Ma il richiamo del mare, insieme a un senso antico di onore e di maschilità che lui vive come dovere verso se stesso e verso gli uomini che comanda, lo riportano sul sommergibile Cappellini.

Quando nell’Atlantico affonda il mercantile belga Kabalo, che aveva aperto il fuoco contro di lui, Todaro compie il gesto che definisce tutto il film: decide di salvare i naufraghi nemici e portarli in salvo, navigando in superficie e mettendo a rischio la vita del suo equipaggio. È un atto che sfida la logica militare, ma che per lui risponde a una legge più profonda, quella dell’umanità e dell’onore.


"Comandante" è un film che parte da una storia vera e la trasforma in un racconto morale che parla tanto del 1940 quanto dell’Italia di oggi. La vicenda di Salvatore Todaro, comandante del sommergibile Cappellini, è già di per sé potente: un ufficiale che, in piena guerra, decide di salvare i naufraghi nemici del mercantile Kabalo appena affondato. Ma il film non si limita alla ricostruzione storica; si muove su un crinale delicato, quasi scivoloso, tra il mito degli “italiani brava gente” — che sappiamo essere tutt’altro che una verità assoluta — e l’eco contemporanea dei salvataggi in mare, tema che oggi divide, accende, polarizza.

La regia sceglie di immergerci letteralmente nel sommergibile, trasformandolo in un ventre metallico claustrofobico e affascinante, dove convivono dialetti, caratteri, superstizioni, piccole manie e una certa italianità sparsa, a volte buffa, a volte commovente. È un microcosmo che funziona, perché restituisce la vita di bordo con limitata retorica, con un’attenzione quasi documentaria ai gesti, agli spazi, ai rumori.

Favino, ancora una volta, regge il film con una naturalezza che sembra quasi scontata ma non lo è affatto. Il suo volto, così immediatamente riconoscibile come “italiano”, aiuta a incarnare un personaggio che vive di contraddizioni: duro e paterno, impulsivo e riflessivo, capace di un gesto di guerra e subito dopo di un gesto di umanità. L’accento veneto, studiato con cura, aggiunge un ulteriore handicap alla prestazione attoriale.

Tra i dettagli c’è una canzone ricorrente, Un’ora sola ti vorrei. Un brano del 1938 (portata al successo anche più recentemente), che il regime guardava con sospetto perché immaginava potesse essere cantata fissando il ritratto del Duce con un sentimento tutt’altro che devoto. Nel film diventa un controcanto emotivo, un frammento di vita civile che irrompe nella guerra e che, proprio per questo, risuona con forza.

Nel complesso, Comandante è un’opera che non si limita a celebrare un eroe, ma interroga lo spettatore: cosa significa essere umani in tempo di guerra? E cosa significa oggi, in un Paese che discute se salvare o respingere chi rischia di morire in mare?

Voto: 8/10

Comandante - (Edoardo De Angelis, 2023) - recensione - Con Pierfrancesco Favino
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