Vita privata - (Rebecca Zlotowski, 2025) - Recensione - Con Jodie Foster, Daniel Auteuil
Lilian Steiner, una psicanalista americana che vive a Parigi, rimane sconvolta quando una sua paziente, Paula, viene trovata morta in circostanze che sembrano un suicidio ma non la convincono. Spinta dall’intuizione e da un crescente turbamento emotivo, Lilian inizia a indagare per conto proprio, addentrandosi in un labirinto di sospetti familiari, ricordi distorti e segreti sepolti.
"Vita privata" si inserisce ancora una volta nel filone del giallo-poliziesco psicologico, un territorio narrativo che negli ultimi anni è stato battuto fino allo sfinimento da cinema e fiction.
A rendere il progetto un pò più curioso è la presenza di una Jodie Foster inedita, lontana dai ruoli americani più iconici e qui integrata in un contesto francese. È un’attrice che invecchia bene, con una presenza scenica che resta magnetica anche quando il materiale narrativo non la sostiene del tutto. Accanto a lei, l’onnipresente Daniel Auteuil, che porta professionalità e mestiere, pur muovendosi in un ruolo che non sorprende.
Il problema principale del film è la sua scarsa originalità tematica, unita a uno sviluppo narrativo che procede in modo talvolta nebuloso, come se la sceneggiatura non avesse deciso fino in fondo se privilegiare il thriller, il dramma psicologico o il ritratto intimista. Il risultato è un intreccio che si segue, ma senza particolare coinvolgimento.
In definitiva, "Vita privata" è un film ben recitato, dignitoso, ma che non lascia un segno. Un’opera che si aggiunge a una lunga lista di prodotti simili, senza portare un reale valore aggiunto. Vedibile, sì, ma non indispensabile.
Voto: 6.5/10
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