Pavia Innovation Week - Serata inaugurale
Serata inaugurale della “Pavia Innovation Week” dal titolo "Scienza e Musica, dialogo tra due linguaggi universali"
La nuova Pavia Innovation Week, iniziativa coordinata da Massimo Sideri – inviato ed editorialista del Corriere della Sera sui temi di scienza, cultura dell’innovazione e tecnologia – ha aperto la sua prima edizione con una serata che ha voluto incarnare la missione dell’intero progetto: “Raccontare l’innovazione, renderla accessibile, condividerla”.
Un obiettivo sostenuto da un sistema di partner istituzionali di rilievo: Camera di Commercio di Pavia, Mantova e Cremona, Comune di Pavia, Università di Pavia, oltre ad altri sponsor che hanno creduto nella vocazione divulgativa dell’iniziativa.
Per questa edizione inaugurale, la parola chiave scelta è stata Intelligenza Artificiale, non come moda del momento, ma come lente attraverso cui osservare i rapporti tra discipline, linguaggi e forme di creatività.
In questo spirito si inserisce il titolo della serata: “Scienza e Musica, dialogo tra due linguaggi universali”
Sul palco del Teatro Fraschini di Pavia si sono alternati protagonisti di primo piano del panorama scientifico e artistico internazionale:
- Fabiola Gianotti, fisica di fama mondiale ed ex direttrice generale del CERN
- Ramin Bahrami, pianista iraniano tra i massimi interpreti bachiani
- Alessandro Quarta, violinista, compositore e direttore d’orchestra, noto per la sua versatilità stilistica
- Giorgio Metta, direttore scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia
- Geoffrey Hinton, premio Nobel 2024 per la Fisica, in collegamento video
La presenza di Hinton, purtroppo penalizzata da un problema tecnico che ha escluso la programmata traduzione simultanea, ha comunque portato nella serata la voce di uno dei padri dell’IA moderna.
Tra i momenti più riusciti, certamente l’intervento di Fabiola Gianotti, unanimemente percepito come eccezionalmente chiaro, rigoroso e accessibile, capace di tradurre concetti complessi in un linguaggio comprensibile senza rinunciare alla profondità scientifica.
Sul versante musicale, Bahrami e Quarta hanno offerto esecuzioni di grande intensità, alternando virtuosismo, sensibilità interpretativa e un dialogo strumentale che ha saputo catturare il pubblico.
Un dialogo tra scienza e musica… che poteva osare di più.
Nonostante la qualità indiscutibile dei singoli contributi, la trama concettuale della serata – il dialogo tra scienza e musica come linguaggi universali – è risultata meno integrata e meno sviluppata di quanto il titolo lasciasse immaginare.
L’impressione complessiva è che i momenti scientifici e quelli musicali, pur eccellenti, si siano succeduti più che intrecciati, con un andamento talvolta un po’ scolastico, più vicino a una sequenza di interventi che a una vera costruzione narrativa condivisa.
Un’occasione che, con un - probabilmente non facile - raccordo più marcato tra i relatori e una regia concettuale più coesa, avrebbe potuto trasformarsi in un esempio ancora più potente di contaminazione tra discipline.
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