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Il Blog di Petardo Cinema, cucina, turismo, fai da te...

La camera di consiglio - (Fiorella Infascelli, 2025) - Recensione - Con Sergio Rubini, Massimo Popolizio

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La trama del film ruota attorno ai 36 giorni in cui otto giurati - due togati e sei popolari - vengono isolati per decidere il destino di centinaia di imputati del Maxiprocesso di Palermo. È un dramma claustrofobico, psicologico e civile, ambientato nel 1987, che segue da vicino le tensioni, le paure e i conflitti morali di persone comuni chiamate a un compito straordinario.

 

"La camera di consiglio" è un film che punta tutto sulla parola e sulla dimensione umana del Maxiprocesso. Fiorella Infascelli, che firma anche soggetto e sceneggiatura insieme ad Aldo Grasso — giudice a latere nel primo Maxiprocesso — costruisce un racconto rigoroso, quasi teatrale, dove l’azione è minima e la tensione nasce dai dialoghi e dai dubbi dei protagonisti.

Il film mostra con chiarezza come lavorano i giudici popolari, guidati dai due togati, uno dei quali è il presidente. Per chi non conosce questa realtà, è interessante vedere quanto siano coinvolti, quanto debbano imparare in fretta e quanto pesi la responsabilità delle loro decisioni.

La parte più forte è la reclusione forzata: per ragioni di sicurezza i giurati vivono nel bunker del Maxiprocesso, isolati dal mondo, senza contatti con l’esterno, costretti a condividere piccoli appartamenti con un altro giudice popolare. Il film restituisce bene la fatica, la claustrofobia, la convivenza forzata che logora e unisce allo stesso tempo.

A tenere tutto in piedi è la recitazione: misurata, intensa, capace di dare vita a un materiale che, per scelta, rinuncia alla spettacolarità per concentrarsi sulle persone e sulle loro fragilità.

 

Voto: 7.5/10

La camera di consiglio - (Fiorella Infascelli, 2025) - Recensione - Con Sergio Rubini, Massimo Popolizio
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