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Il Blog di Petardo Cinema, cucina, turismo, fai da te...

Il maestro - (Andrea Di Stefano, 2025) - Recensione - Con Pierfrancesco Favino, Tiziano Menichelli

petardo

 

Felice ha tredici anni e un certo talento per il tennis, abbastanza da farsi notare nei tornei regionali. Ma il suo percorso non è affatto leggero: ad allenarlo c’è il padre Pietro, uomo metodico fino all’ossessione, che riversa sul figlio aspettative enormi e lo sottopone a un programma di lavoro rigido, annotato con cura maniacale su quadernetti che considera quasi sacri.

Convinto che per fare il salto verso i tornei nazionali serva una guida più autorevole, Pietro ingaggia — a caro prezzo — Raul Gatti, ex professionista dal passato irrequieto e dalla salute mentale fragile. Gli chiede però una cosa assurda: seguire alla lettera il suo “metodo”, senza deviazioni. Raul accetta, ma fin dai primi incontri appare evidente che non è l’uomo disciplinato che Pietro immagina. È svogliato, disordinato, spesso distante, e soprattutto insofferente alle regole imposte dal padre di Felice.

Il ragazzo, inizialmente irritato e deluso, si trova così tra due adulti che tirano la sua vita in direzioni opposte. Eppure, proprio da quel maestro inaffidabile e scomposto, Felice comincia a intravedere qualcosa che non aveva mai avuto: uno sguardo umano, non giudicante, capace di cogliere le sue paure oltre alle sue potenzialità. Raul, con tutte le sue crepe, diventa per lui una presenza importante, un adulto che non pretende ma accompagna.

Il loro rapporto forse non trasforma Felice in un campione, ma gli offre la possibilità di respirare, di sentirsi visto per ciò che è, e di affrancarsi — almeno un po’ — dall’ingerenza soffocante del padre.

In quel fragile equilibrio tra fallimenti, tentativi e piccole conquiste, Felice trova il coraggio di crescere.
 

"Il maestro" sorprende per intelligenza e misura. Prende un tema che il cinema ha spesso trattato in modo prevedibile — il giovane talento sportivo e il suo allenatore — e invece di scivolare nel solito percorso edificante da film di serie B, sceglie una strada più intima, più fragile, più umana. Andrea Di Stefano costruisce un racconto che evita gli stereotipi del “campioncino predestinato” e preferisce indagare le crepe: quelle del ragazzo, schiacciato dalle aspettative paterne, e quelle dell’allenatore, un ex professionista consumato da un passato irrisolto.

Pierfrancesco Favino, come spesso accade, porta in scena un personaggio vissuto, pieno di sfumature, capace di far percepire il peso di ciò che non dice. Accanto a lui, il giovane interprete di Felice è sorprendentemente naturale, perfettamente credibile nel suo oscillare tra irritazione, timidezza e affetto nascente.

Di Stefano, al suo quarto lungometraggio, firma un film solido, scritto con cura e diretto con mano sicura. A mio avviso più innovativo e personale rispetto al pur noto "L’ultima notte di Amore": qui il regista sembra trovare un equilibrio più maturo tra tensione narrativa e delicatezza emotiva, senza cadute di tono.

Voto: 8/10

Il maestro - (Andrea Di Stefano, 2025) - Recensione - Con Pierfrancesco Favino, Tiziano Menichelli
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