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Il Blog di Petardo Cinema, cucina, turismo, fai da te...

Un eroe - (Asghar Farhadi, 2021) - Recensione - Con Sarina Farhadi, Amir Jadidi, Mohsen Tanabandeh

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Rahim, un uomo iraniano finito in carcere per un debito che non può restituire, ottiene un breve permesso durante il quale trova una borsa piena di monete d’oro. Potrebbe usarle per saldare il conto e riconquistare la libertà, ma sceglie di restituirle, diventando in poche ore un eroe mediatico. La sua immagine, però, si incrina rapidamente: la vera proprietaria non si trova, la compagna si presta a impersonarla e un messaggio anonimo insinua che Rahim abbia mentito sul momento del ritrovamento. Da quel punto, ogni tentativo di difendersi alimenta una spirale di sospetti, bugie e contraddizioni che lo trascina verso un epilogo sempre più amaro.

 

"Un eroe", l’ultimo film del pluripremiato regista e sceneggiatore iraniano Asghar Farhādi, è efficace nell'affondare lo sguardo in un Iran dove la fiducia è fragile e la reputazione è una moneta che si svaluta alla minima incrinatura. Le istituzioni, le famiglie e perfino i rapporti più intimi sono attraversati da un sospetto costante, e in questo clima l’ascesa e la caduta di Rahim diventano quasi inevitabili: basta un dettaglio fuori posto per ribaltare un’intera narrazione.

La dinamica del consenso pubblico, amplificata dai social, agisce come un acceleratore: anche in un Paese dove la comunicazione è filtrata e sorvegliata, la viralità costruisce e distrugge con la stessa rapidità. L’“eroe” dura lo spazio di un giorno, perché ciò che conta non è la verità, ma la necessità collettiva di un simbolo da esaltare o da sacrificare. In questo contesto, il film smonta l’idea stessa di perdono e redenzione, che appaiono così centrali nella cultura iraniana. Ciò che appare come un gesto nobile si rivela un fragile equilibrio di convenzioni, opportunismi e aspettative sociali. Il perdono non è mai autentico, ma un atto di facciata, utile solo finché serve a qualcuno.

Le ambientazioni domestiche contribuiscono a questa sensazione di precarietà morale: case anguste, sovraffollate, piene di rumori e intrusioni, non sono semplici scenografie, ma la materializzazione di un disordine sociale e psicologico che impedisce ai personaggi di trovare un luogo sicuro dove essere sinceri.

Su tutto domina il sorrisetto di Rahim, timido e ambiguo, quasi infantile. Dovrebbe rassicurare, ma finisce per inquietare: sembra una maschera, un tentativo disperato di piacere, di apparire innocuo in un mondo che non concede margini d’errore.

Farhādi costruisce la vicenda come una catena di piccoli incidenti, omissioni e pressioni sociali che si accumulano fino a diventare una trappola. Ogni scelta di Rahim — anche quelle apparentemente giuste — lo avvicina al baratro, e lo spettatore assiste a questa discesa con un crescente senso di inquietudine.

 

Voto: 7.5/10

Un eroe - (Asghar Farhadi, 2021) - Recensione - Con Sarina Farhadi, Amir Jadidi, Mohsen Tanabandeh
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