Jane Austen ha stravolto la mia vita - (Laura Piani, 2025) - Recensione - Con Camille Rutherford, Pablo Pauly, Charlie Anson
Agathe Robinson è una sorta di eroina austeniana… se Jane Austen avesse scritto di una ragazza stortignaccola, con i capelli sempre un po’ in sciopero e la grazia di chi inciampa anche da ferma.
Vive con la sorella e la di lei figlia e lavora nella storica libreria parigina Shakespeare & Co. Vive tra pile di libri che parlano di donne coraggiose, brillanti, tragiche o tutte e tre le cose insieme, e li tratta come fossero un kit di sopravvivenza emotiva. È anticonformista, buffa senza sforzo, e ha quell’aria da “non mi importa cosa pensi il mondo, ma forse un pochino sì”.
L’amore lo cerca, certo, ma con la stessa calma con cui si sceglie un buon romanzo: niente edizioni economiche, niente trame prevedibili, niente uomini che non sappiano distinguere Austen da un dépliant turistico. Meglio sola che con un protagonista sbagliato.
Anche lei scrive, o almeno ci prova. È bravissima a iniziare romanzi, un po’ meno a proseguirli.
Quando le capita l’occasione di una residenza di scrittura in Inghilterra, addirittura alla Jane Austen Residency nel Regno Unito, parte con l’entusiasmo di chi spera segretamente di incontrare qualcuno di importante, ma con la consapevolezza che, con la sua fortuna, finirà più probabilmente a parlare con una mucca. E infatti il viaggio la costringe a fare i conti con le sue fantasie letterarie e con la realtà che non collabora mai.
"Jane Austen ha stravolto la mia vita" è uno di quei film che sembrano partire in sordina e invece, scena dopo scena, rivelano una mano sorprendentemente sicura. Laura Piani, francese con probabili radici italiane e formazione tra Parigi e Roma che ha effettivamente lavorato alla libreria Shakespeare & Co, firma un esordio che non ha nulla dell’opera prima: è calibrato, elegante, mai compiaciuto. La sua regia accompagna Agathe Robinson con uno sguardo affettuoso e ironico, senza trasformarla in una caricatura né in un’eroina da manuale.
Il film vive della sua protagonista. Piani la segue con un ritmo quieto ma mai lento, lasciando che siano i dettagli – un gesto, un silenzio, un sorriso storto – a raccontare la sua crescita.
La colonna sonora, cucita attorno alla Fantasia in Fa minore Op. 103, D. 940 di Schubert, aggiunge un filo rosso emotivo che lega tutto: una scelta raffinata, che contribuisce a mantenere il tono pacato e intelligente dell’opera.
Il risultato è un film che non urla, non sgomita e soprattutto non annoia. Scorre con naturalezza, con quella leggerezza che nasce dalla precisione, e lascia addosso la sensazione di aver incontrato una protagonista imperfetta ma vera, e una regista che ha già un mondo tutto suo.
Voto: 8/10
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