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Il Blog di Petardo Cinema, cucina, turismo, fai da te...

Cinque secondi - ( Paolo Virzì, 2025) - Recensione - Con Valerio Mastandrea, Galatéa Bellugi, Valeria Bruni Tedeschi

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Adriano Sereni, ex avvocato segnato dalla morte della figlia in un incidente al lago di cui si sente responsabile, vive isolato nelle stalle di una villa toscana, lontano da tutto e da tutti. La sua routine muta e solitaria viene interrotta dall’arrivo di un gruppo di giovani che decide di accamparsi nella villa abbandonata confinante con la sua proprietà.

Tra loro c’è anche la nipote dei proprietari della villa abbandonata. Il progetto del gruppo è quello di rimettere in sesto il terreno e riprendere la vendemmia nelle vecchie vigne. La loro energia irruente e disordinata costringe Adriano a confrontarsi con il trauma che lo ha spezzato e, lentamente, gli apre uno spiraglio verso una possibile, fragile rinascita.

 

Con "Cinque secondi" Virzì costruisce un racconto più cupo del solito, quasi trattenuto, e affida il baricentro emotivo a un Valerio Mastandrea segnato, stanco, scavato, che qui trova una delle sue interpretazioni più dolorosamente credibili. Il suo Adriano è un uomo che sembra vivere in apnea: ogni gesto è pesante, ogni parola arriva dopo un piccolo crollo interiore. È un personaggio che non chiede empatia, ma finisce per ottenerla proprio grazie alla sua fragilità trattenuta.

Il contrappunto è il gruppo di ragazzi che irrompe nella sua solitudine: capaci, certo, ma anche superficiali, sciagurelli, idealisti in modo quasi irritante. Sembrano una comune arrivata con mezzo secolo di ritardo, con quell’ingenuità politica e umana che li rende insieme teneri e insopportabili. Virzì li tratteggia senza cattiveria, ma con un’ironia più amara del solito, come se fossero il riflesso di un mondo che corre senza capire davvero dove.

Tra loro spicca Matilde, l’iperattiva nipote dei proprietari, incinta, che porta con sé un’energia disordinata e vitale. In lei Adriano vede qualcosa che gli è mancato, o che ha perduto: una possibilità di proteggere, di essere utile, forse persino di essere padre di nuovo. Il sentimento che nasce non è mai esplicitato, ma si avverte in ogni sguardo, in ogni esitazione. È uno dei fili emotivi più riusciti del film.

Nel complesso Cinque secondi è un’opera intensa, compatta, ben costruita, in cui Virzì abbandona la sua consueta leggerezza per una visione più severa, meno ironica, più disillusa. Non rinuncia del tutto al suo sguardo umano, ma lo incanala in una storia che parla di colpa, di generazioni che non si capiscono, di seconde possibilità che arrivano quando meno te le aspetti.

 

Voto: 8/10

Cinque secondi - ( Paolo Virzì, 2025) - Recensione - Con Valerio Mastandrea, Galatéa Bellugi, Valeria Bruni Tedeschi
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