La rivincita - (Leo Muscato, 2020) - Recensione - Con Michele Venitucci, Deniz Ozdogan, Sara Putignano, Michele Cipriani
Vincenzo e Sabino sono due fratelli pugliesi, figli di contadini, che vivono una quotidianità al limite dell'indigenza insieme alle loro mogli, Maja e Angela.
La loro vita viene sconvolta quando lo Stato procede all’esproprio dei loro terreni, offrendo in cambio un risarcimento irrisorio, insufficiente a coprire i debiti accumulati.
L’esproprio non è solo una perdita economica: è una ferita identitaria. Quel pezzo di terra rappresenta il lavoro di generazioni, la continuità familiare, la loro idea di futuro.
Da qui inizia una spirale di difficoltà: Vincenzo, più impulsivo, tenta di reagire cercando soluzioni rapide per recuperare una certa stabilità economica, mentre Sabino, più riflessivo, prova a mantenere un equilibrio, ma la pressione cresce anche su di lui.
Le tensioni economiche si riversano nelle loro case: le mogli, Maja e Angela, non esitano a confrontarsi con i mariti, generando conflitti ma anche momenti di solidarietà familiare.
Nel tentativo di risollevarsi, i fratelli finiscono per avvicinarsi a un usuraio locale, entrando in un circuito di debiti e favori che li trascina in situazioni sempre più complicate.
Le loro scelte, spesso dettate dalla disperazione, li portano a scontrarsi con la realtà dura della provincia pugliese: burocrazia, precarietà, mancanza di opportunità e malaffare.
"La rivincita" è un film del regista e drammaturgo teatrale Leo Moscato, alla sua prima prova cinematografica. La storia, tratta dall'omonimo romanzo di Michele Santeramo, procede come una serie di avventure sospese tra il tragico e il tragicomico, dove la volontà di “fare la rivincita” contro un destino ingiusto si intreccia con errori, tentativi maldestri e piccoli momenti di umanità.
Una commedia amara, che alterna leggerezza e dramma, ben supportata dagli attori coinvolti.
Voto: 8/10
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