I figli della notte - (Andrea De Sica. Un film, 2016) - Recensione - Con Vincenzo Crea, Ludovico Succio
Giulio è un ricco diciassettenne forzato dalla madre ad andare in un esclusivo collegio alpino. L’istituto, apparentemente votato alla formazione della futura classe dirigente, si rivela presto un ambiente claustrofobico e crudele, dove le regole ferree non bastano a contenere tensioni e violenze.
Dietro la facciata di ordine e disciplina, i dirigenti del collegio sembrano non reprimere del tutto bullismo e scontri tra studenti; anzi li tollerano come parte di un percorso di “forgiatura”: l’idea è che solo chi resiste a pressioni, umiliazioni e conflitti possa diventare un leader. In questo clima, Giulio stringe amicizia con Edoardo, un ragazzo ribelle e insofferente, che gli mostra il lato nascosto dell’istituto: fughe notturne, trasgressioni e un mondo proibito che diventa terreno di scoperta e di rischio.
Il film mette così in scena un paradosso educativo: un collegio che, invece di proteggere, espone i ragazzi a dinamiche di potere e sopraffazione, convinto che la durezza sia la via per formare élite capaci di comandare. Giulio, nel suo percorso, si trova stretto tra l’autorità degli adulti e la violenza dei coetanei, costretto a confrontarsi con la propria identità e con il prezzo della libertà.
"I figli della notte" è un sorprendente film in cui Andrea De Sica costruisce un’atmosfera sospesa e claustrofobica, accentuata dai paesaggi alpini che isolano i protagonisti dal mondo esterno. La fotografia cupa e i toni freddi sottolineano il senso di oppressione e di inquietudine.
Un’ottima opera prima del nipote di Vittorio De Sica, nonché figlio del compositore Manuel De Sica, al quale il film è dedicato.
Voto:8/10
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