Le confessioni - (Roberto Andò, 2016) - Recensione - Con Toni Servillo, Connie Nielsen, Pierfrancesco Favino
In un lussuoso hotel di Heiligendamm, in Germania, si riuniscono i ministri dell’economia del G8 per approvare una misteriosa manovra segreta destinata ad avere pesanti ripercussioni su molti Paesi.
Curiosamente, oltre ai politici e ai tecnici, il direttore del Fondo Monetario Internazionale, Daniel Roché, invita tre figure estranee al mondo della finanza: una scrittrice di libri per bambini, un musicista, e un monaco certosino, Roberto Salus (Toni Servillo), autore di saggi di successo.
Ma all’alba del primo giorno, Roché viene trovato morto nella sua stanza. Sembra un suicidio, ma ciò che inquieta i potenti non è tanto la morte in sé, quanto il fatto che la sera prima Roché abbia avuto un lungo colloquio privato con Salus.
Temendo che il religioso conosca le vere finalità della riunione (o altri segreti compromettenti), i ministri cercano di interrogarlo. Ma Salus, legato al voto del silenzio, non rivela nulla, innescando un gioco di tensioni, sospetti e potere.
"Le Confessioni" è un film scritto e diretto da Roberto Andò.
Mistero politico, intrigo internazionale e riflessione etica sul potere e sulla coscienza sono gli aspetti trattati dall'originale pellicola.
A mio avviso l'impatto del film e la sua attualità sono diminuite parecchio negli ultimi anni, da quando l'invasione dell'Ucraina da parte dei Russi e la guerra a Gaza, ai quali aggiungerei l'operato del nuovo presidente americano Trump, hanno fatto saltare molte delle remore morali e etiche che si davano per scontate precedentemente.
Il film si svolge completamente nell'algido hotel dove si è tenuta realmente una riunione del G8 (nel 2006), da cui una certa staticità che non giova alla facilità di fruizione.
Carismatico il Servillo monaco, più spento Favino, nella parte del ministro italiano.
Voto: 6.5/10
/image%2F1103575%2F20250910%2Fob_5be0ea_confessioni.jpg)