Maria - (Pablo Larraín, 2024) - Recensione - Con Angelina Jolie, Pierfrancesco Favino, Alba Rohrwacher
Maria Callas, ormai lontana dalle scene da quattro anni, vive ritirata nel suo elegante appartamento parigino insieme al maggiordomo Ferruccio e alla governante Bruna.
La sua carriera si è interrotta a causa di problemi di salute e di un uso eccessivo di antidepressivi, in particolare Mandrax, che lei sostiene la aiutino nonostante gli effetti collaterali.
Tra allucinazioni e ricordi, Maria rivive momenti della sua vita e della sua carriera, inclusa la tormentata storia d’amore con Aristotele Onassis.
In un susseguirsi di flashback e visioni, riaffiora il desiderio di tornare a cantare, mentre il tempo scorre verso un epilogo inevitabile.
"Maria" è il terzo film in cui il regista cileno Pablo Larrain racconta di figure femminili celebri, dopo "Jackie" e "Spencer".
Un film malinconico che comprende scene intriganti (non capita spesso di fare una frittata in cucina mentre la Callas ti canta un'aria d'opera) assieme a momenti meno interessanti.
Angelina Joile è una Callas intensa, credibile nonostante il suo volto "strano" non aiuti.
Meno nella parte mi sono parsi Alba Rohrwacher (Bruna) e, soprattutto, uno spento Pierfrancesco Favino nella parte di Ferruccio, immagino per volere del regista.
Le celebri, splendide arie che fanno parte della colonna sonora aiutano non poco a migliorare il risultato finale.
Voto: 7.5/10
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