Andarevia - (Claudio Di Biagio, 2023) - Recensione - Con Matteo Quinzi, Sara Lazzaro, Patrizia Volpe
Marco è un trentenne in cura da uno psichiatra per via di improvvisi e incontrollabili attacchi d’ira. Dopo avergli trovato lavoro in un ortomercato, nel quale tutto sommato Marco riesce (molto a fatica) a trattenersi, lo psichiatra gli suggerisce di prendere qualche giorno di ferie per provare una nuova esperienza che dovrebbe aiutarlo a migliorare il suo comportamento.
Si tratta di una gita in mare aperto su una imbarcazione a vela assieme ad altre quattro persone affette da disturbi psicologici di vario tipo, lo skipper e un terapeuta.
A malavoglia, accetta di fare questa esperienza con (dice Marco con rassegnato disincanto) altri "matti" come lui.
L’imbarcazione, chiamata Andarevia, salpa dal porto di Alghero.
Il gruppo è formato da Eva, giovane e donna teneramente affetta da amnesia a breve termine; Stefania, ossessionata da pulizia e contaminazione; Pablo, che rimane sempre praticamente muto; e Valerio, probabilmente con una grave colpa alle spalle che lo ossessiona.
La navigazione subirà un paio di tragici eventi che costringerà i 5 a navigare da soli, scoprendo che Pablo ha conoscenze di navigazione.
La convivenza forzata e la necessità di risolvere in qualche modo la situazione riescono a dare l'occasione per qualche accenno di miglioramento comportamentale, miglioramento che non mi pare trovi conferma una volta riusciti a ritornare sulla terra ferma.
"Andarevia" è un particolare film diretto da Claudio Di Biagio su soggetto di Graziano Chiscuzzu.
Originale, ben recitato e con dialoghi interessanti, suscita perplessità per i parecchi dettagli irrisolti.
Voto: 7/10
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