La lunga corsa - (Andrea Magnani, 2022) - Recensione - Con Adriano Tardiolo, Giovanni Calcagno, Barbora Bobulova
Giacinto è nato nel carcere dove sono rinchiusi sia il padre che la madre.
Puntando un coltello al neonato in qualità di ostaggio, il padre riesce a fuggire, abbandonandolo su una vettura della penitenziale.
Sarà abbandonato anche dalla madre non appena riesce ad ottenere la libertà per buona condotta.
Crescerà, ingenuo e un po' stralunato, "protetto" dalle quattro mura del carcere e accudito dagli agenti, in particolate dal buonissimo (nonostante l'aspetto) Jack.
Disadattato in qualsiasi luogo al di fuori del carcere, Giacinto cercherà in ogni modo di tornare alle rassicuranti mura della prigione anche quando avrà l'opportunità di allontanarsi.
"La grande corsa" è un film scritto e diretto da Magnani, al suo secondo lungometraggio dopo l'apprezzato "Easy - Un viaggio facile facile" (vedi qui)
Notevole l'originalità e la freschezza delle talvolta paradossali invenzioni per questo secondo lavoro, alcune delle quali non mancano di una certa dose di assurdità, come ad esempio la divisa delle guardie carcerarie, simile a quella di ufficiali di alto rango delle forze armate.
Ottime le interpretazioni dagli attori.
Voto: 8/10
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