Resina - (Renzo Carbonera, 2018) - Recensione - Con Maria Roveran, Thierry Toscan
Maria è una violoncellista professionista delusa dal suo lavoro che torna al piccolo e isolato paese montano dove è nata.
Da poco tempo il fratello è deceduto in un incidente con il trattore. Anche a causa del cambiamento climatico, gli sembrava una buona idea iniziale la coltivazione della vite in un appezzamento di terreno, ma, a causa della pendenza eccessiva, il mezzo agricolo lo ha travolto.
L'iniziativa, forse l'unica con lo sguardo rivolto al futuro, oltre ad essere stata criticata dai pochi e rassegnati abitanti rimasti, ha creato un danno economico sulle spalle della cognata di Anna.
Anche una vecchia tradizione del borgo, un coro polifonico che esegue musiche tradizionali nel dialetto locale di radici germaniche, langue nonostante gli sforzi del volenteroso ma poco esperto direttore Quirino.
Inizialmente titubante, Quirino decide di rivolgersi ad Anna per rivitalizzare il coro, con l’obiettivo di partecipare a un concorso canoro per cori di montagna.
"Resina", primo lungometraggio scritto e diretto da Renzo Carbonera, è ispirato alla storia vera del coro polifonico di Ruda, attualmente diretto da Fabiana Noro.
L'argomento e la trama sono interessanti, ma il risultato è un film piuttosto dimesso e poco coinvolgente.
Recitazione media, con personaggi poco caratterizzati, e inquadrature che troppo spesso indugiano, fisse, su panorami non particolarmente attraenti.
Voto: 6.5/10
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