Il bene mio - (Pippo Mezzapesa, 2018) - Recensione - Con Sergio Rubini, Sonya Mellah, Dino Abbrescia
Elia è l'unico abitante di Provvidenza, un paese distrutto da un terremoto pochi anni prima.
Se ne sono andati via tutti, verso il "paese nuovo" costruito poco distante.
In realtà, oltre a lui è rimasto un anziano pastore, che però è dai tempi del terremoto che non parla più, e morirà presto, sommerso da un muro pericolante.
Elia non vuole o forse non può andarsene. Intende non dimenticare, e lo trattiene soprattutto il ricordo della moglie, maestra elementare deceduta a seguito del crollo della scuola.
Nella soffitta della sua malandata casa raccoglie le memorabilia che trova nel paese, abbandonate dagli abitanti.
Ad aiutarlo nella vita di tutti i giorni, una collega della moglie e il titolare di una agenzia viaggi che lo vengono periodicamente a trovare.
Deciso ad allontanarlo anche con la forza dal pericolante paese è invece il cognato, oggi sindaco.
"Il bene mio" è un tenero film scritto e diretto da Pippo Mezzapesa.
Indovinata la scelta del protagonista, un Sergio Rubini dal fisico un po' sgangherato, come il paese.
Sgangherato è un po' anche il brano principale della colonna sonora.
Il finale è, come si usa dire, "aperto". Troppo facile... a mio avviso sarebbe stata meglio una conclusione più definita e concreta.
Voto: 8/10
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