France - (Bruno Dumont, 2021) - Recensione - Con Léa Seydoux, Blanche Gardin, Benjamin Biolay
France è una giornalista, reporter di guerra e anchor woman francese.
Bella, cinica e spregiudicata, è nota per le incisive domande che propina agli intervistati.
Nei suoi ambiziosi reportage di guerra, (spesso pericolosi per l'incolumità sua e dei collaboratori) pur presentando essenzialmente delle verità, i fatti sono riassemblati in fase di post-produzione.
Lo scopo è di proporli al pubblico all'interno di una "confezione" accattivante, con lei al centro della scena.
Tuttavia, le sue certezze iniziano a vacillare (e una latente depressione comincia a farsi largo) dopo un banale incidente automobilistico, quando tampona un rider in moto. Sebbene le conseguenze per il malcapitato non siano drammatiche, l'episodio diventa il pretesto per una campagna denigratoria orchestrata da altri cinici giornalisti.
In un clamoroso colpo di scena, France decide di interrompere tutte le sue attività giornalistiche, incluso il talk show di successo che conduce. Ma altre sfide la attendono, cambiando profondamente il suo atteggiamento personale, mentre il suo cinismo professionale rimarrà sostanzialmente invariato.
"France" è un mirabile film scritto e diretto da Bruno Dumont.
I protagonisti sono inventati, ma la figura di France ricorda personaggi reali del giornalismo sia francesi che italiani.
Non banale il modo in cui il film tratta tematiche complesse (peraltro efficacemente rappresentate), così come non banale ed efficace è la prova della protagonista, Léa Seydoux.
Bella e originale la colonna sonora (tranne a mio parere il brano finale decisamente convenzionale che ricorda il tema di "Love Story") attribuita a Cristophe. Questo è curioso, considerando che il compositore Cristophe, nato nel 1944 e scomparso nel 2020, aveva interrotto la sua attività musicale alla fine degli anni '70.
Voto: 8.5/10
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