Dalida - (Lisa Azuelos, 2016) - Recensione - Con Riccardo Scamarcio, Sveva Alviti, Vincent Perez
Il film racconta la biografia della nota cantante che ha avuto il massimo della sua notorietà attorno agli anni '60 - '70 del secolo scorso.
Nata a Il Cairo come Iolanda Gigliotti da genitori italiani, la sua vita è stata segnata da eventi tormentati fin dalla giovane età.
Quando scoppiò la Seconda Guerra Mondiale, il padre musicista fu arrestato dalle truppe britanniche, che occupavano l'Egitto, a causa della sua origine italiana e delle sue ipotetiche simpatie fasciste.
Ma tutta la sua esistenza sarà caratterizzata, oltre ai successi artistici, da vicende sentimentali con risvolti drammatici. Tre degli uomini importanti della sua vita si sono suicidati.
Uno di questi è Luigi Tenco, con il quale Dalida aveva un rapporto quantomeno intellettuale (che nel film diventa qualcosa in più).
Da un breve amore con il più giovane studente romano Lucio (dall'aspetto simile a Lucio Battisti, nel film) rimane incinta e decide di abortire.
Anche lei tenta il suicidio, un mese dopo la morte di Tenco.
Riesce nel suo intento vent'anni dopo, nel 1987. Dalida lascia un messaggio scritto di suo pugno che recita "La vie m'est insupportable. Pardonnez moi" (La vita mi è insopportabile. Perdonatemi).
La parte migliore del film "Dalida", sceneggiato dalla regista assieme al fratello della cantante, sta proprio nella storia che racconta, che sarà apprezzata soprattutto da chi è vissuto in quegli anni.
A mio avviso la fattura della pellicola non è particolarmente degna di nota.
Piuttosto accentuata la somiglianza di Sveva Alviti con Dalida.
Le note canzoni che hanno portato il successo della cantante e che costituiscono la bella colonna sonora del film sono quelle originali, cantate da Dalida. Poco curate le fasi di "playback".
Voto: 7/10
/image%2F1103575%2F20250221%2Fob_e59fd8_maxresdefault.jpg)