Fremont - (Babak Jalali, 2023) - recensione - Con Anaita Wali Zada, Gregg Turkington
Donya è una ragazza ventenne, ex traduttrice per i soldati americani in Afghanistan.
Costretta a fuggire dopo la ripresa del potere da parte dei talebani nel 2021, si ritrova a vivere come rifugiata, sola, a Fremont, in California.
Lavora in una fabbrica di biscotti della fortuna gestita da cinesi, dove ad un certo punto inizia a comporre i testi dei bigliettini allegati.
Ma la solitudine le pesa, e "approfitta" di questo lavoro per scrivere in un messaggio una sorta di appello d'aiuto, con tanto di numero di telefono.
Lo viene a sapere la moglie del padrone della fabbrica, che non la prende bene...
"Fremont" è un inusuale film alla cui sceneggiatura hanno curiosamente lavorato il regista Babak Jalali (irabniano) e Carolina Cavalli (italiana).
Realmente Afgana è invece la protagonista Anaita Wali Zada, che, in qualità di ex giornalista, ha vissuto il dramma della fuga dal paese natale a causa del ritorno dei talebani.
Realistica è la sua laconica e malinconica interpretazione di una ragazza sola nonostante alloggi in una residenza dove sono presenti altri profughi afgani e lavori tra cinesi e una compagna di lavoro americana, forse l'unica amica che ha.
Ma la solitudine sembra presenza costante anche di altri personaggi che incontra, americani, dall'atteggiamento spesso quantomeno bizzarro.
Il film è girato in bianco e nero, tecnica adatta a sottolineare la malinconia delle situazioni rappresentate.
Voto: 7.5/10
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