Atlantide - (Yuri Ancarani, 2021) - Recensione - Con Daniele Barison, Maila Dabalà
Daniele è un giovane veneziano che non ha nessuna intenzione di vivere lavorando nei campi delle isolette attorno a Venezia.
Come altri giovani veneziani preferisce fare scorribande in laguna su uno dei cosiddetti "barchini", piccole ed economiche imbarcazioni con motore fuoribordo "truccate", con chiassosi impianti di riproduzione sonora e illuminate da luci multicolori.
E' l'equivalente lagunare del "tuning" delle automobili che si vedono talvolta sulla terraferma.
Isolato e meno economicamente fortunato dei coetanei, si ritrova a rubare un'elica per rendere più veloce il suo barchino...
"Atlantide" è un particolare film diretto dal regista e video-artista Yuri Ancarani.
Yury ha voluto raccontare la vita senza nè presente nè futuro di una parte dei giovani veneziani che sfogano nel tuning le loro frustrazioni, fenomeno che ha riscontrato in quella zona e lo ha interessato.
Un film d'acqua dove, più che della trama (il regista ha affermato che la pellicola è nata senza) risulta interessante per i (pochi) dialoghi che appaiono estremamente veritieri di questa sorta di "gioventù bruciata" lagunare e, soprattutto, per le affascinanti riprese, durate 3 anni.
Imperdibile la sequenza finale tra trasfigurati ponti di Venezia.
Bella la colonna sonora, se si prescinde dalla musica techno (tunz tunz) emanata dai barchini.
Voto: 8/10
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