Speak No Evil - (Christian Tafdrup, 2022) - Recensione - Con Fedja Van Huet, Hichem Yacoubi, Lea Baastrup Rønne, Sieger Sloot
Durante una vacanza in Toscana, una coppia danese conosce una coppia di olandesi.
Entrambi hanno un figlio di circa 10 anni. Estroversa la figlia dei danesi, più chiuso il bambino olandese, anche per il fatto, dicono i genitori, che è nato con una malformazione alla lingua che non gli permette di esprimersi correttamente.
La simpatia tra le due coppie è reciproca, tanto che, tornati a casa, i danesi ricevono un invito a trascorrere qualche giorno nella loro casa, immersa nella campagna olandese.
Non senza qualche piccolo dubbio, i danesi accettano.
Quasi da subito, tra le due coppie incominciano a sorgere sempre meno velati contrasti, a causa dei comportamenti spesso poco raffinati degli olandesi, comportamenti che diventano man mano più infastidenti, soprattutto per Louise, la donna danese, tanto da indurla a chiedere al marito di tornare immediatamente a casa. Per vari motivi, non ci riescono, e dopo una sorta di riconciliazione, situazioni inquietanti e atteggiamenti sempre più aggressivi degli olandesi si faranno man mano più frequenti ed evidenti...
"Speak No Evil" è un thriller psicologico piuttosto ben costruito, dove l'atmosfera inquietante inizia fin da subito, anche se viene sottolineata più dalle musiche che da quanto avviene nella pellicola.
Nel film, stupisce la sempre più marcata mancanza di reazione della coppia danese contro i velati o palesi soprusi degli olandesi.
Questa, a detta dell'autore e regista Tafdrup, vuole essere in un certo senso la "morale" (piuttosto inusuale, direi) del film, secondo cui atteggiamenti troppo timidi, educati e remissivi di fronte alla malvagità possono avere conseguenze negative.
Voto: 7.5/10
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