Palazzina Laf - (Michele Riondino, 2023) - Recensione - Con Michele Riondino, Elio Germano, Vanessa Scalera
Taranto, 1997.
Caterino Lamanna e' un operaio scarsamente specializzato dell'acciaieria ILVA.
Abita in una degradata casa nei pressi della fabbrica dove lavora, le cui le incombenti e decadenti ciminiere fanno parte dello skyline del panorama.
Nonostante l'ennesima morte sul lavoro, odia i sindacati, ai quali dà le colpe di quanto accade.
Approfittando della sua fragilità psichica, una spregiudicata direzione aziendale lo utilizza in qualità di delatore, offrendogli promozioni e un'auto aziendale (una vecchia Panda).
Su sua richiesta, lavorerà (anzi, passera' le 8 ore senza fare nulla) nella da lui ambita palazzina Laf (acronimo di Laminatoio a freddo) dove una settantina di impiegati ai quali era stato prospettato un demansionamento erano relegati, senza alcuna precisa direttiva lavorativa.
Una sorta di mobbing di massa che sarà scoperto e che porterà a un processo con relativa condanna per violenza privata di 10 imputati, tra cui il presidente Emilio Riva.
"Palazzina Laf" è un interessante film, prima regia di Michele Riondino, che ne ha curato parzialmente la sceneggiatura.
Si racconta di una storia vera, per quanto abbastanza incredibile, di malagestione aziendale, tratta da "Fumo sulla città" dello scrittore e giornalista Alessandro Leogrande.
Benfatto e con spunti originali e personali, la pellicola eccede in qualche caso di parlate dialettali che necessitano di sottotitoli.
Nella colonna sonora, di Teho Teardo, sono comprese alcune interessanti canzoni, una delle quali di Diodato (anche lui tarantino come Riondino) "La mia terra".
Voto: 7.5/10
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