Tito e gli alieni - (Paola Randi, 2017) - Recensione - Con Valerio Mastandrea, Clémence Poésy, Luca Esposito (II), Chiara Stella Riccio
Nel deserto del Nevada, presso la mitologica, enigmatica "Area 51", sopravvive e "lavora" un professore napoletano che ha ottenuto finanziamenti per un suo progetto dal governo americano, anche se il suo sostegno è ora a rischio di cancellazione.
Con uno strano insieme di attrezzature dall'aspetto improvvisato, cerca di intercettare segnali provenienti dallo spazio.
In realtà il suo vero scopo è quello di ascoltare la voce della moglie, deceduta anni prima.
Apatico, perennemente sdraiato su un divano sotto il sole del deserto indossando un paio di cuffie collegate a una antenna parabolica (poco piu' di un ombrello rovesciato).
Nemmeno una vivace wedding planner, specializzata nell'organizzazione di matrimoni per coppie che cercano incontri con gli alieni, riesce a svegliarlo dal suo torpore.
A dare una scossa alla sua vita, l'arrivo delle figlie di suo fratello. Si tratta di Anita, una ragazza di 16 anni, e un bambino (Tito) di 7. Con loro, il video del fratello che gli annuncia la sua morte...
"Tito e gli alieni" è un buffo, lunare film scritto e diretto da Paola Randi.
Divisa tra il grottesco e il fantascientifico, la pellicola, oltre a momenti decisamente godibili, alterna situazioni un po' stanche e poco coinvolgenti.
Voto: 7/10
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