La figlia oscura - (Maggie Gyllenhaal, 2021) - Recensione - Con Olivia Colman, Jessie Buckley, Dakota Johnson, Ed Harris, Peter Sarsgaard
Leda è una professoressa ed ex ricercatrice di letteratura comparata di 48 anni.
Dai suoi comportamenti, a volte un po' strani, si può capire che soffre di depressione, e che probabilmente la vacanza che si è concessa, da sola, in un'isola greca, non le sarà di giovamento.
Non tutto quello che fa segue una logica comune, così come alcune scelte di vita che vengono raccontate con mirati flashback, quando, da giovane ricercatrice, accudiva con fatica le due giovani e petulanti figlie.
Nella piccola spiaggia dove tenta di rilassarsi, conosce suo malgrado una numerosa e rumorosa famiglia di habitué del luogo considerata poco raccomandabile.
Dopo i primi screzi, Leda diventa popolare quando riesce a ritrovare Elena, una bambina appartenente al molesto gruppo famigliare, che si era persa, tanto da diventare confidente della madre Nina.
Inspiegabilmente, Leda, durante le concitate fasi della ricerca di Elena, si impossessa di nascosto della bambola preferita di Elena che per questo è inconsolabile...
"La figlia oscura" è l'adattamento cinematografico dell'omonimo romanzo di Elena Ferrante. Una storia complessa resa leggibile dall'adattamento cinematografico, ben diretto dall'attrice Maggie Gyllenhaal, qui al suo primo lavoro come regista.
Il film risulta essere interessante anche per la tensione inquietante che riesce a instaurare e a mantenere lungo tutto lo svolgimento, certamente grazie anche all'ottima prova della protagonista Olivia Colman.
Voto: 8/10
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