I figli degli uomini - (Alfonso Cuarón, 2006) - Recensione - Con Clive Owen, Julianne Moore, Michael Caine
Inghilterra, 2027.
In un mondo violento e dall'aspetto postatomico, a causa dell'infertilita' che ha colpito la razza umana da 19 anni non c'e' nessun nuovo nato.
E' un mondo multiculturale che si e' sviluppato nel peggiore dei modi possibili, con orde di immigrati disperati rinchiusi in gabbie metalliche.
Theo, ex attivista politico oramai rassegnato alla prossima fine dell'umanita', viene rapito da un commando del gruppo terroristico dei Pesci, commando che si scopre comandato da Julian, ex compagna di Theo.
Il controverso e opaco gruppo dei Pesci, che combatte per i diritti degli immigrati, vorrebbe sfruttare le conoscenze di Theo per fornire un lasciapassare a una donna immigrata (Kee) che le consenta di arrivare puntuale in un luogo costiero dove la nave "Tomorrow" del "Progetto Umano" la possa portare in salvo.
Theo scopre che Kee e' incinta, e i violenti eventi costringeranno lui stesso ad occuparsi di accompagnarla pericolosamente alla nave.
"I figli degli uomini" e' un potente film corale del 2006 ambientato in un futuro che oggi e' assai vicino.
Tutti speriamo che la fosca previsione non si avveri, anche se i recenti avvenimenti bellici in Europa qualche preoccupazione in questo senso la danno.
Impressionanti le scene di guerra urbana, con i tank che sparano contro i caseggiati abitati da civili, scena purtroppo, invece, decisamente attuale.
Voto: 8/10
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