Piccolo corpo - (Laura Samani, 2021) - Recensione - Con Celeste Cescutti, Ondina Quadri
In un arretrato nord-est dei primi del '900, dove si celebrano riti arcaici al confine tra religione e superstizione (ammesso che questo confine esista) Agata sta per dare alla luce la sua prima figlia.
Di ospedali nella piccola isola della laguna friulana non se ne parla, e il parto avviene nella povera casa (poco piu' di una capanna), con l'aiuto delle donne "esperte" del villaggio.
La piccola nasce morta, e viene frettolosamente sepolta in una piccola bara, nel bosco, all'insaputa di Agata.
Per le regole religiose la creatura non e' battezzabile perche' non ha fatto neppure un respiro.
Cosi' dice alla madre il sacerdote del luogo.
Ma la silenziosa e caparbia Agata non ci sta, non puo' accettare che la sua creatura non sia battezzata perche' vede questo come se la piccola non sia mai esistita.
Riesce a recuperare la piccola bara e parte per un lungo e difficoltoso viaggio verso un santuario dove "si risvegliano i bambini nati morti".
Ad aiutarla, incontra lungo il periglioso viaggio il misterioso (anche per quanto riguarda l'identita' sessuale) Lince...
"Piccolo corpo" e' un film scritto e diretto dalla giovane Laura Samani, che per questa pellicola ha vinto il David 2022 per la migliore regista esordiente.
Certamente si tratta di un film interessante che segue un criterio di realizzazione strettamente filologico, che poco o nulla lascia alla spettacolarizzazione fine a se stessa. I dialoghi sono in dialetto locale (sottotitolati) e la maggior parte degli attori sono non professionisti.
Per questi motivi e per l'atmosfera che si viene a creare ricorda certi film di Olmi e dei Taviani.
Voto: 7.5/10
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