L'afide e la formica - (Mario Vitale (III), 2021) - Recensione - Con Cristina Parku, Beppe Fiorello, Valentina Lodovini, Alessio Praticò, Nadia Kibout
In un paesino calabrese vive Fatima, sedicenne nata in Italia da genitori provenienti dal Marocco.
Non si sente piu' marocchina ma neanche perfettamente integrata nella nuova realta', e il tradizionale velo che le ricopre la voluminosa capigliatura, preteso soprattutto dalla madre, non aiuta.
Michele e' il suo professore di educazione fisica che deve fare i conti con un passato doloroso: la perdita di un figlio ad opera della 'ndrangheta in situazioni non completamente raccontate.
Quando propone alla scolaresca di partecipare alla "maratona di Sant'Antonio" e' solo Fatima che si fa avanti, nonostante il parere negativo della madre. Immagina che la corsa la aiuti in un percorso "liberatorio", e anche l'insegnante trarra' vantaggio umano e psicologico dal rapporto con Fatima...
"L'afide e la formica" e' il primo lungometraggio di Marco Vitale, coautore dell'interessante soggetto.
Nonostante alcune parti a mio avviso non perfettamente riuscite o quantomeno un po' slegate rispetto a come e' rappresentato il resto (in particolare gli interventi onirici di Michele che dovrebbero suggerirci cosa ci sta dietro al suo male di vivere) il film e' piuttosto convincente, anche grazie all'ottima prova della brava attrice protagonista, Cristina Parku.
Voto: 8/10
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