Ricordati di Bach - Alice Cappagli - Recensione
Ho scoperto questo libro per caso, partecipando al Festival Amfiteatrof di Levanto, in cui oltre ai concerti, per lo piu` di musica classica, ci sono delle serate di analisi e approfondimento di argomenti vari di ambito musicale.
Alice Cappagli e` una violoncellista che ha fatto parte dell’Orchestra della Scala per 38 anni e questo libro e` praticamente il racconto della prima parte della sua vita in cui e` dominante l’incontro con il violoncello.
Scritto con una prosa molto scorrevole, fresca e a tratti spiritosa, comincia dalla parte piu` sgradevole: il brutto incidente d’auto da cui riporta un grave danneggiamento al braccio sinistro.
L’evento infausto si trasforma in un mirabile “volano”: nel tentativo di recuperare l’uso del braccio e della mano, e dopo la scoperta quasi casuale del violoncello del nonno, abbandonato nella casa dove abitano i parenti, Alice (che nel libro prende il nome di Cecilia) si incaponisce, contro il volere di tutta la famiglia, a studiarlo.
Data la sua (temporanea) menomazione la difficolta` e` doppia, ma la fortuna le fa incontrare un insegnante pazzesco ma bravissimo, Smotlak.
Smotlak e` uno splendido personaggio di angelo-demone. Giocatore accanito che scommette su tutto, cinico quanto basta, perennemente avvolto nella nuvola di fumo delle sue sigarette, ma musicista straordinario e dalle eccezionali capacita` maieutiche, tanto che a colpi di sfide (e, a insaputa di Cecilia, di scommesse) riesce a estrarre da lei il talento e la grinta necessari a sfondare. E ce la fa.
Il tutto e` raccontato in prima persona con lo sguardo della ragazzina, caparbia, tenace e non priva di ingenuita`, in un affresco sociale e famigliare ben ritratto e definito: la scuola di musica “stalinista”, a detta di suo padre, perennemente scettico sulle possibilita` di Cecilia; i rimorsi della madre che nel famoso incidente era alla guida (e Cecilia non perde mai occasione per rinfacciarglielo); la pretesa che, comunque, Cecilia si laurei; Odila, prima amicissima e poi.. meno.
E` anche un po' un affresco degli anni '60, con le loro contraddizioni e le loro possibilita`che almeno all'epoca parevano infinite. Bella anche la descrizione del mondo dei liutai con le loro botteghe in cui i profumi delle colle si mescolano ai profumi di cucina, e quella degli ingordi e non sempre onesti commercianti di strumenti.
Insomma, e` un romanzo fresco, e` il racconto di un’adolescenza che tra avventure e fatica sfocia in una maturita` faticosamente guadagnata.
Lo consiglio a tutti, anche perche` i riferimenti tecnici a termini o situazioni strettamente musicali sono limitati e semplici da comprendere, e` un romanzo che trovo bellissimo sotto tutti i punti di vista e puo` avere perfino capacita` di incoraggiamento, per una persona giovane, a seguire la propria strada senza lasciarsi dirottare da nulla.
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